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Posts Tagged ‘Paul Auster’

diariod'invernoCiò che colpisce fin dall’inizio è l’uso della seconda persona singolare, penso  che Auster ha faticato molto a scrivere in questo modo, io perlomeno ne ho sentito la fatica  e mi sono chiesta spesso mentre leggevo “Perché non ha usato la prima persona? Tra l’altro la lettura sarebbe stata più coinvolgente, forse più intima”.
Altro fattore un po’ spiazzante è l’ordine cronologico che ha usato: non ha scelto di raccontare prima l’infanzia, poi l’adolescenza,  la maturità e la vecchiaia ma lo ha fatto secondo le ferite e le malattie che ha avuto, le case che ha abitato, gli amori,  i viaggi, le nascite e le morti.
E in tutte queste cose c’è il suo corpo.
“Non puoi vederti. Conosci il tuo aspetto grazie agli specchi e alle fotografie, ma là fuori nel mondo, mentre ti muovi tra gli esseri umani tuoi simili, che siano amici o estranei o i tuoi cari più cari, il tuo volto ti è invisibile. Puoi vedere altre parti di te stesso, braccia e gambe, mani e piedi, spalle e busto, ma solo da davanti, di schiena nulla tranne il retro delle gambe se le giri nella posizione giusta, ma la tua faccia no, la faccia mai, e alla fine – almeno per quanto riguarda gli altri – la tua faccia è quello che sei, il dato essenziale della tua identità. I passaporti non contengono immagini di mani e piedi. Anche tu, che vivi nel tuo corpo ormai da sessantaquattro anni, probabilmente non sapresti riconoscere un tuo piedi in una foto isolata di quel piede, per non parlare di un orecchio, di un gomito, di uno dei tuoi occhi in primo piano. Tutto ti è tanto familiare nel contesto d’insieme, quanto anonimo se preso un pezzo per volta. Tutti siamo estranei a noi stessi, e se abbiamo nozione di chi siamo è solo perché viviamo negli occhi degli altri”
Soltanto quando ho finito la lettura ho pensato che forse l’Autore ha scelto di usare la seconda persona singolare per non sentirsi estraneo, per arrivare a scoprire la verità  su di sé  guardandosi con gli occhi di un altro, insomma mi è parso che ha usato questo espediente letterario per cercare di giungere alla propria identità, quella più intima, quella sconosciuta anche a se stesso.
Ecco questo è un libro che nel leggerlo a volte pensi: “Non è un capolavoro, è una specie di catalogo!” ma poi man mano che prosegui nella lettura ti rendi conto che sono tante le cose che ti restano dentro e che l’uso del catalogo forse è servito all’Autore per fare ordine nella propria vita, e può servire anche a te per fare ordine nella tua.

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