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Posts Tagged ‘meraviglia’

Questo silenzio e questo autunno ai bordi della città pare irreale.
Il pensiero sfoca e si scioglie.
Libera come la foglia che si stacca dal ramo mi muovo nella luce, fra le ombre.
E tutto è  meraviglioso.

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Ed è in questa meraviglia che mi appare il tuo pugnetto chiuso che ora, dopo tre mesi, si allarga e afferra, e porta alla bocca e succhia.
E torna nella luce un altro ricordo, un altro pugnetto.

L’album dei ricordi confonde  ieri con oggi tanto le immagini si somigliano, figlie dello stesso sangue.
Custodisco il passato e il futuro nella mano, negli occhi, dentro l’anima.
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La luce si fa più intensa, scolpita nell’ombra come un diamante nella pietra.

Questa meraviglia sia sempre luce dei tuoi occhi, nipotino caro.

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4 marzo 2012

Arrivo in anticipo, fa freddo, un’aria gelata si infila sotto il giaccone, lo gonfia e se ne esce a sbuffi da sotto il collo facendo gonfiare i capelli. Quando salgo sul treno e saluto mio marito sono già lontana, il freddo fuori, la notte illuminata dai lampioni scorre sui binari. Guardo fuori dal finestrino, scivolano sul vetro altri viaggi. Una finestra illuminata, l’attimo per guardarla è già passato, ma il pensiero resta incollato e come una volta mi immagino al di là della finestra, in una casa non mia, in una vita non mia, che guardo il treno passare  e immagino vite che mi sfiorano. Pensieri. Il caldo del treno. Il mondo fuori. La notte. La mia valigia.

Arrivo a Milano. Manca un’ora alla partenza ma il treno è già lì. Se ne sta lungo e disteso sui binari, devo percorrere tutta la sua lunghezza, le rotelle della valigia rompono il silenzio. Arrivo all’ultima carrozza. C’è una donna e due controllori, uno dei due è enorme, mi ricorda il sergente Garcia, arriva un signore piccolo e magro che spinge un carrello con sopra un enorme scatolone. Mi accendo una  sigaretta. E’ strano questo silenzio. Salgo. Sale anche l’altra donna, ci fermiamo allo stesso scompartimento, i nostri letti sono in basso, ci sono già le lenzuola ma il mio letto è inclinato, cerchiamo di tirarlo, così è impossibile dormire, passa il controllore Garcia, gli dico del letto e lui senza scomporsi dice: “E’ così, non ci si può far niente” e va via. Il signore magro che trasportava l’enorme scatolone ha sentito, cerca l’altro controllore che arriva, tira il letto con un colpo secco mettendolo nella giusta posizione. Il signore magro dice “Quello io lo conosco, è un lazzarone, mai che abbassi la schiena, prendo spesso questo treno, lo conosco a quello lì”. Poi arriva un’altra signora è rotonda, occupa tutto lo spazio tra i due letti, tira la scala,  sale, due polpacci come tronchi d’albero mi oscurano il campo visivo. Ha movenze morbide e armoniose e un sorriso rosso rosso sulla pelle bianca, i capelli neri ballano da una parte all’altra del viso. Poi arriva una ragazza, sale anche lei la scala, si siede sul letto incrociando le gambe, apre una scatola di frutta omogeneizzata e come un bambino mangia a grosse cucchiate golose, leccando poi anche il fondo. L’altra donna, quella nel letto a fianco del mio, già dorme.
5 marzo 2012
Verso mattina  la ragazza va in bagno, la donna, in piedi, in bilico su un piolo della scala, si trucca, si mette le scarpe, quando torna anche l’altra tirano giù le valigie: sono arrivate a Roma. L’altra continua a dormire. La sveglio io a Napoli. Scambiamo poche parole, scendiamo, nel salutarla mi schiocca due baci sulle guance. Mentre la guardo allontanarsi  sento la meraviglia dello schiocco. Mentre mi avvio verso l’uscita ringrazio chi ha inventato le ruote sotto le valigie. Entro alla Feltrinelli, giro per gli scaffali, sfoglio libri e aspetto l’autobus. Da Napoli a Lacedonia i pensieri sono addormentati mentre colline e montagne mi vengono incontro. Quando vedo profilarsi all’orizzonte le pale eoliche comincio a sentire aria di casa. Mio fratello mi aspetta, elegante nel suo cappotto scuro, i capelli brizzolati, lo sguardo sempre con tante nuvole dentro.
Qui l’orizzonte si dilata, il paesaggio ha un’altra dimensione, più grande, più profonda, e la campagna ha un che di  selvaggio e di addomesticato insieme. Mia madre mi aspetta, la vecchiaia la rende più dolce, mio padre mi pare sempre lo stesso. Guardo l’orologio, sono le tredici e trenta. Sono partita ieri sera alle nove e trenta. Questo viaggio si fa sempre più lungo. (altro…)

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Il tempo sospeso

A volte succedono cose inaspettate che ti fanno vivere in un tempo sospeso nella meraviglia.

Ritrovi così per caso la gioia di essere immersa nella natura dove i colori del rosso, del giallo, del blu, del verde sono tutt’intorno e dentro la tavola dal cui centro il profumo del limone, della salvia, del basilico e del pane si espandono. Ubriaca di colori, odori e sapori, cullata dalle voci dei commensali, dal racconto delle storie di vita quotidiana, nel gesto unico del dare e dell’avere, ritrovi qualcosa che pensavi perduto, come da bambina  puoi di nuovo spalancare gli occhi e guardare il mondo con la stessa meraviglia.

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