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Posts Tagged ‘durrenmatt’

per leggere la prima parte  

Il tumulto del cuore muove i passi nella danza

Sono farfalla,

sono fiore,

sono ape che vola.

Sono l’alba del mondo.

Sono io, e sono qui

sono la moltitudine di me stessa.

Lui danzò la gioia di averla trovata, lei danzò la paura di essere trovata”(Dūrrenmatt)

La sua danza è una gioia incontenibile, si porta dentro tutte le danze conosciute e sconosciute, un che di selvaggio e di antico, un po’ animale e un po’ uomo, un senso del divino che arriva sui suoi passi fino a me, un che di oscuro, anche, che mi fa muovere nella paura, nel timore di essere trovata, anche se vorrei che mi trovasse.

La sua ombra mi sovrasta, è una coltre di ghiaccio che mi cala addosso e mi imprigiona.

Oltre la sua ombra mille altre ombre mi sovrastano.

Oltre alla sua ombra la mia con tutte le altre mie angosciose ombre, angosciose, terrorizzate, ghiacciate ombre.

Arretro davanti a lui che danza, arretro danzando, ma la sua oscurità mi raggiunge, mi ricopre.
Scompare la primavera e il suo canto.
Soltanto terrore, paura, morte, disperazione.
Arretro davanti a lui che danza.

Sono dentro l’oscurità.

Questa oscurità mi porta dove non vorrei essere, tra i morti affogati sul fondo del mare, tra  guerre, miserie,  fame, sete.
Tra i morti ammazzati.

E’ un mondo spaventoso.

In questo spavento appaiono i suoi occhi.

I suoi occhi

C’è del buono in fondo ai suoi occhi,
c’è la primavera,
ne sento il canto.

Tra milioni di immagini ha trovato la mia carne.

Le sue braccia mi afferrano, il suo corpo imprigiona il mio corpo,
è felice,
sono felice,
insieme danziamo la nostra felicità.

Danzarono, e danzarono le loro immagini, e lui non seppe di prendere la fanciulla, non poteva sapere nemmeno che l’uccideva, perché non sapeva cos’era vita e cosa morte.” (Dūrrenmatt)

continua …

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Questo testo teatrale l’ho scritto rivisitando e reinterpretando il testo del Minotauro di Dürrenmatt. Cliccare per i dettagli suIl minotauro
E’ molto lungo perciò pubblicherò a scadenza settimanale il testo.

Mi sono persa. In un dedalo di negozi, tra tutte queste vetrine, mi sono persa. Ah, ho detto dedalo e non labirinto! Ci fosse stata qui Arianna mi avrebbe preso in giro! Ma ora non posso pensare all’Arianna, ora devo trovare l’uscita. Salgo e scendo per le scale mobili, da un piano all’altro, di questo grande centro commerciale.
Un labirinto fatto di specchi. Non riesco più a distinguere le persone dalle loro immagini riflesse, e tra tutte queste immagini non so più quale è la mia. O forse sono io la moltitudine che si specchia nelle vetrine.
Questi specchi che riflettono la mia immagine all’infinito!
Mi tocco la faccia, le braccia, le gambe. Per sentire che ci sono, che sono io.  Corro, inciampo, cado, mi rialzo e ricomincio a correre. Perchè sono venuta in questo posto, perchè? Cosa mi ha spinto a lasciare la mia casa, la sua calda protezione, il guscio, l’uovo da cui mai sarei dovuta uscire?
Mi sono sentita costretta, da chi poi? Da un armadio. Sì, da un armadio, dovevo cercare il vestito da mettere domani per la festa di primavera, ho aperto l’armadio e quasi mi cadevano tutti i vestiti addosso tanto erano stipati, una confusione! Tra tutta quella roba non ho trovato niente. Fosse stato l’armadio dell’Arianna, perfetto, ogni maglia abbinata alla gonna, ogni colore separato da un altro, i capi leggeri da una parte i capi invernali dall’altra, avrei trovato sicuramente ciò che cercavo.
Ah, come invidio l’Arianna, il suo senso pratico!
E lei invidia me perchè le racconto sempre storie strane, mi invidia per la mia capacità di invenzione.
Ci invidiamo a vicenda io e l’Arianna. Siamo così diverse!
L’Arianna che invidia me e anche suo fratello, oddio, non è proprio suo fratello, per la precisione il suo fratellastro, figlio della stessa madre ma non dello stesso padre, un tipo grande e grosso con una faccia strana! E non solo la faccia è strano tutto.
Vive fuori dal mondo, in un mondo tutto suo.
Non capisco perchè l’Arianna invidia quel fratellastro tanto strano, forse per via del padre che ha persino scomodato il Grande Artista per fare costruire una stanza al “mostro”, è così che lo chiama il mostro! E’ una stanza enorme fatta di specchi.
Mi guardo in giro, mi sembra di essere precipitata nella sua stanza, anche qui tutti questi specchi!
Devo smettere di pensare all’Arianna e ai suoi fratelli, devo concentrarmi, devo uscire da questo posto. Mi guardo in giro, non vedo nessuno.
Ma dove sono andati tutti quanti? Tutta quella folla che prima mi spingeva da una una parte all’altra, sembravamo formiche che si accalcavano davanti alle vetrine, sui banconi delle merci, ora è tutto vuoto, ci sono solo io e le mie centinaia, che dico, migliaia di immagini che si riflettono dappertutto. Il panico mi assale, faccio fatica a respirare, il cuore mi batte all’impazzata.
Cerco di calmarmi, mi fermo, rifletto, apro la borsa, cerco il cellulare, non lo trovo, vuoto il contenuto della borsa per terra, eccolo, un lampo di gioia mi illumina, lo afferro: è scarico! Morto, completamente morto!
Cerco di pensare come avrebbe potuto pensare l’Arianna, non ci riesco, non ho i suoi geni, siamo diverse.
Proveniamo da mondi opposti.
Uno sopra e l’altro sotto.
E quello sotto è il mio.
Guardo le mie cose sparpagliate per terra, tutte queste cose che mi porto sempre appresso, a cosa mi servono? A cosa mi servono tutti quei vestiti nell’armadio?
Cosa mi serviva per la festa di primavera?
Bastava un fiore nei capelli!
A cosa mi serve ora quest’idea così semplice e così geniale se non posso più uscire da questo posto?
Improvvisamente un’ombra si alza minacciosa e mi sovrasta.
Il terrore mi paralizza.
L’ombra si muove.
E’ sempre più vicina.
E’ un gigante,
ha una faccia strana,
è un essere spaventoso.
Si avvicina,
è tanto vicina che vedo i suoi occhi e
strano
non hanno dentro nessuna ferocia, mi pare un essere buono, forse anche lui si è perso in questo labirinto. Forse anche lui come me sta cercando una via d’uscita. Lo guardo. Ha qualcosa di magico negli occhi. Mi guarda come nessuno mi ha mai guardato, mi sembra di rinascere nel suo sguardo.
Mi viene incontro danzando e danzo anch’io.
Lui danzò la sua deformità, lei danzò la sua bellezza” (Dūrrenmatt)
Continua …

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