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l’elefantino

L’orso

I miei nipotini, che hanno 2 e 4 anni, quando siamo in videochiamata, vogliono essere salutati dai pupazzetti di queste mini mini storielle.

Ora la mia casa sembra meno vuota con tutti questi pupazzetti, anzi a volte pare persino affollata!

Scarpette rosse

In uno di questi giorni passati nel silenzio assordante della quarantena per sconfiggere malinconia e solitudine, soprattutto volendo colmare un poco la distanza con i miei mipotini, ho deciso che dovevo fare qualcosa per loro. non sapendo cosa  mi sono guardata intorno alla ricerca di un’idea. Lo sguardo mi è caduto su un vecchio pupazzo, un  Charlie Chaplin di ceramica,  mi è parso un bel personaggio per una storiella, ma da solo non bastava così ho tirato fuori dei pupazzetti, mentre li disponevo sul letto mi sono ricordata che mio marito non butta via mai niente e che in una scatola conserva diversi vecchi orologi rotti, ho messo insieme il tutto e la storia si è scritta da sola e con questa ho fatto un piccolo video. E’ stato talmente difficile per me tenere telefonino e pupazzi che ho dovuto rifarlo diverse volte prima di riuscire a crearne uno abbastanza decente e un poco la malinconia si è allentata e un poco di tempo si è consumato!

Nonostante  la scarsa qualità ai miei nipotini è piaciuto tanto che ne hanno voluto un altro che, ovviamente, subito ho provveduto a fare.  I bambini sono la molla del mondo!

 

Lunedì scorso mi telefona la mia amica Jolanda, mi dice che il nostro amico fotografo Salvatore sta realizzando un progetto fotografico su alcuni castelli e, come altre volte in passato, vicino alle foto vuole mettere dei testi, racconti o poesie per fare delle mostre e anche un libro.  Jolanda mi ha raccontato di alcuni piccoli fatti di quando aveva dieci anni. Mentre parlava mi appuntavo mentalmente alcune cose, il rossetto, la parrucchiera, le mani di tre castellane, la vanità, la trasgressione e la paura. Infine mi ha chiesto: ci scriveresti un racconto su questi fatti per Salvatore?

Mi ha chiamato anche Salvatore che mi ha parlato a lungo del progetto, non potevo dire di no, così da questo silenzio, da questo mondo fermo, immobile mi sono trasferita in un luogo lontano, una infanzia non mia. Ho vissuto con la paura di questi esseri invisibili, di questi fantasmi che poi oggi convergono tutti in uno strano disegno, un cerchio con tanti fiori, che a vederlo sembra molto bello, tanto bello quanto letale.

Questo fantasma invisibile che ci tiene in pugno e ci fa stare tutti in casa, tutti distanti, e riempie la via di croci.

La scrittura mi ha fatto vivere in un altro mondo e l’isolamento, la paura, e la preoccupazione di questi giorni hanno un poco allentato la tensione.

Per chi volesse leggere il racconto è qui:

https://www.castelli-fantasmi-leggende.it/lucia-marchitto.html

il progetto qui: https://www.castelli-fantasmi-leggende.it/

Nessuna luce entrava dalle finestre, immobile nel letto con una sensazione di peso sul petto non riuscivo neanche a pensare, avevo soltanto desiderio di piangere, ma pure le lacrime sono sparite nel silenzio. Quando poi  mi sono alzata per salutare mio marito che stava per recarsi al lavoro, la luce si è fatta largo tra le tenebre.

Ho aperto le finestre, quasi danzava la polvere sotto la luce, mi sono guardata intorno e ho visto che ricopriva ogni cosa.

Mi ha preso una stanchezza infinita.

Se avessi assecondato il desiderio di sdraiarmi di nuovo sul letto sarei ancora lì con gli occhi al soffitto e la pena sul cuore.

Con enorme fatica ho cambiato le lenzuola, dato da mangiare al cane, innaffiato le piante, riempito la lavatrice, ho acceso il robottino per pulire il pavimento e si è inceppato, ho preso il folletto che si è aperto improvvisamente liberando altra polvere. “Un eia rutt e l’aut sc’casciat” (uno è rotto e l’altro è scassato) ho detto tra me e me e poi mi sono messa a ridere pensando che in fondo avevo la scopa: quella non delude mai!

I pensieri fanno giri strani, ho pensato che se la scopa dovesse scomparire non ci sarebbe rimedio alla polvere, e che se tutti i vecchi, me compresa, perché giovane non sono, dovessero morire, i giovani resterebbero senza strumenti e vecchie pratiche su cui fare affidamento.

Stanca e avvilita mi sono infilata sotto la doccia, l’acqua mi ha rigenerata, ha rinfrescato i pensieri; sgombrata la mente ho capito lo sbaglio, l’abbaglio del mio sentire, la primavera fiorisce ogni anno e la vita continua sempre anche senza di noi, nonostante noi, nonostante il coronavirus, nonostante tutti i virus e tutte le pesti, perché anche loro per continuare a vivere hanno bisogno di noi, dei nostri corpi, perciò almeno i giovani sopravviveranno e sicuramente sapranno costruirsi una scopa per togliere la polvere!

Avranno la nostra memoria a sorreggerli.

La prima cosa che vedo quando mi sveglio è il mio cane, si affaccia sulla porta, le orecchie dritte, mi guarda e sposta la testa a destra e a sinistra, pare dirmi “Guarda che è arrivata l’ora!”. In effetti da dietro le tapparelle abbassate filtra una luce intensa. Mi alzo, apro le finestre, la bellezza dei fiori e delle piante mi abbaglia.

Quando infine mi giro il cane è ancora lì, sulla porta.

Guardo l’orologio: “Sono le sette! E’ ancora troppo presto!” dico al cane, ma lui scodinzola e mi incita a scendere in cucina.

Chissà cosa pensa o sente un cane nel vedere tutte le abitudini infrante, chissà cosa pensa o sente il cane di quest’aria tesa, di questa assenza di umani dalle strade, di questo silenzio!

La prima cosa che ho fatto stamattina è stata quella di guardare il vascone sul terrazzo dove ieri ho seminato l’insalata.

“Sono proprio una sciocca!” ho pensato e mi sono messa a ridere di me stessa per aver creduto che in una notte potesse spuntare una piantina.

Sono salita al piano di sopra e ho controllato i limoni e le piante sul balcone delle camere, sono scesa di nuovo in terrazzo e ho controllato una a una tutte le piante.

Ho spiato fuori: non c’era nessuno e non si sentiva una mosca volare così ho preso il mio cane e l’ho portato nel boschetto dietro casa. Alcuni alberi hanno già delle foglioline, piccole quasi invisibili, ma ci sono.

Intanto il sole si è alzato e io sono qui, seduta in terrazza, in attesa.