Non mi intendo di poesia, dei suoi meccanismi. Non mi intendo di rime, assonanze e dissonanze, perciò a volte non so cogliere la bellezza di certi versi che pure ci deve essere perché leggo di recensioni elogiative, e me ne dispiace.
E neppure sapevo che dovevo a tutte quelle emme, che ci stanno in “Mattina: m’illumino di immenso”, la permanenza della bellezza in tutti questi anni che sono passati da quando, per la prima volta, lessi la poesia.
Per dirla in breve sono ignorante come una capra, mi arrampico sui crepacci, mi inerpico su pendii scoscesi, e mastico tutto ciò che mi passa sotto il muso senza distinguere le rose dalle spine.
Ma poi, quando leggo certi versi
voglio del giorno
intera la mia parte
voglio togliere dagli angoli l’incanto
e spogliare
la notte del suo peso
voglio con questi occhi
senza più specchi vedere
l’aura del tuo volto fasciarmi il viso
di Alfonso Nannariello
e mi trovo dentro le “nude cose“, per dirla alla Giulio Mozzi , un senso di estraneità mi coglie da quella me stessa capra irriverente, e sento la parola farsi pane, nuvola o orizzonte,
o soltanto luce
o soltanto ombra
o soltanto….
ti ho dato, amore / i miei lamenti / la frusta del mio cuore / i morsi dei miei denti
e ancora
Sui sigilli del ventre
vertigina ponente.
La solitudine dispone le sue truppe
in formazione di combattimento
e il grigiore assalta col vento
le fronde del venerdì santo.
In lente ascensioni di porpora
avanza stendardi un dolore.
Una pioggia si prepara a cadere
nella macchia e sulle linee nemiche
sui miei capelli grigi e sulla terra
sulle caviglie e sui polsi
legate alle spalliere dei letti.
Io e Alfonso siamo nati nello stesso paese: Calitri, lui giocava in via Concezione, io in via Cipresso. Sopra via Concezione, sotto via Cipresso. Siamo coetanei eppure non ricordo il bambino che lui fu, ricordo invece i ragazzi che siamo stati e la nostra dissonanza, lui fermamente cattolico, io atea convinta. Per anni mai ci incontrammo, neppure quando traslocai da via Cipresso in via Concezione, poi io scrissi un libro e lui pure. E nella scrittura infine ci trovammo.
Alfonso è un Poeta che sa portarmi dentro “le nude cose” anche quando scrive prosa:
“Gennaio era una mano di cementite bianca che cancellava tutto l’orizzonte. Era un cielo crudo. Era mia madre che mi passava i panni sopra il fuoco ed io, sotto le coperte, che restavo nudo. O me lo mostrava, così senza calore, quando apriva gli scuri al mio risveglio.
Gennaio era nel barattolo di vetro sopra il davanzale. Era un paesaggio di foglie di alloro tra parti di maiale sommerse da un silenzio di gelatina di brodo ed aceto. Era, dalle finestre di casa, la luce opaca sul bosco spoglio e il colle innevato” da Via Concezione ed. Libria.
Per chi volesse approfondire la conoscenza di Alfonso trova QUI un’intervista molto interessante intitolata ’A SUD DI DIO’ . Sullo stesso sito si possono trovare altre poesie e racconti dello stesso Autore.
da tempo non frequento più i blog.
oggi l’ho fatto, dopo tanto. oggi che al mio paese, che è lo stesso di Lucia, è festa patronale.
oggi sono qui a chiedere di nuovo al giorno la mia parte.
grazie Lucia della tua amicizia
a presto!
Ciao Alfonso,
mi piacerebbe essere a Calitri oggi,
ma anche domani per la verità.
Grazie a te per essere passato di qui, in questa mia casa virtuale.
Un abbraccio Lucia