Ho fatto due brevi vacanze negli ultimi tempi.
Sono andata in Egitto. Ero preoccupata. La lingua. Non conosco nient’altro che questo poco italiano e un dialetto che adesso esiste solo nel ricordo, ché anche il dialetto è cambiato mentre io ero da un’altra parte. E il poco italiano non ha parole che possano dire come veramente io mi sento.
Dicevo, sono andata in Egitto e ho parlato con le poche parole che conosco, quelle che servono per sopravvivere nella vita di tutti i giorni e ho scoperto che tutti lì conoscevano le stesse parole.
Tutti, intendo tutti gli egiziani che ho incontrato.
Di egiziane non ne ho incontrato sulla mia strada. E ogni strada era sbarrata da
posti di blocco. E tutto era un Trumanshow per turisti di passaggio.
Tra le mani ho stretto delle banconote così familiari nel suono del ricordo: lire, le lire sono la moneta egiziana che nessuno usa nel baratto delle cose. Euro. Solo euro vogliono.
Nella notte, camicioni simili a saio raggruppati nel buio di lampade, tutti insieme a parlare, uomini, ragazzi, e ancora uomini e ragazzi e ho sentito la mancanza delle donne e le parole, quelle poche parole che conosco, si sono trasformate in suoni sconosciuti.
Ho sentito accorciarsi la distanza soltanto quando i pesci hanno sfiorato le miei caviglie ferite, soltanto quando la sabbia ocra del deserto mi si è infilata negli occhi per raschiarli, per far raggrumare lacrime, per farle scorrere affinché fossero nutrimento per il fiore del deserto.
La distanza che copre l’altro viaggio è brevissima, anche se il tempo per raggiungere la meta è stato più o meno lo stesso: tre ore di macchina contro le quasi quattro dell’aereo.
Non mi sono preoccupata di niente. Nell’andata. Quelle poche parole sarebbero bastate per sopravvivere così come bastano ogni giorno nel posto in cui vivo.
Sono andata in Alto Adige. E le poche parole che conosco non sono bastate. Nessuno lì parla italiano e il tedesco per me è una lingua straniera. E tutto è perfetto. E pulito. E lindo. E ordinato. E armonioso. E l’acqua è la migliore acqua che io abbia mai bevuto.
Quella del rubinetto. Un rubinetto costoso. Ogni bicchiere un euro. Ché anche lì vogliono solo quello: euro.
Ho sentito accorciarsi la distanza soltanto quando ho affondato i piedi nella neve, la morsa del ghiaccio si è stretta attorno alle caviglie, il gelo si è infilato negli occhi con punte di spillo fino a farli lacrimare affinché nutrissero il fiore della neve.
E forse basta una manciata di tempo per raggiungere un qualsiasi posto, che passi dalla cucina alla camera da letto, dal bagno al balcone, dal divano alla poltrona, dalla veranda al giardino, da questa casa al lavoro, la distanza è sempre la stessa.
Se fossi stata solo in Alto adige ti saresti sentita meno straniera di quello che uno si vuol sentire quando ha stizza delle ottusità altrui!!!!
…però è bello il Tirolo!!!!
baciblù