Di quel giorno che andai alle torbiere credendo di vedere una grande quantità e varietà d’uccelli e vidi solo un cigno mi è rimasta impressa la bellezza e il tempo fermo nel frinire delle cicale e nell’immobilità dell’acqua.
E mentre il cigno si allontanava creando cerchi concentrici, mentre per guardarlo spiavo tra le canne arrampicandomi sulla staccionata, mi tornò alla mente la mia infanzia e quel sentiero che dal paese mi portava in campagna e di come il tempo allora mi sembrava stesse fermo, e di come immaginavo di diventare grande ma che mai avrei pensato lo sarei diventata per davvero. Ma adesso che ci penso non è che avessi davvero quel pensiero così compiutamente espresso soltanto io ero una bambina e come tale sarei restata e gli altri sempre grandi e questo era la realtà dei fatti.
Il cigno allontanandosi si pose al centro delle acque.
Ed io pensai alla bellezza.
E lo pensai guardando i cerchi che aveva creato.
Alla loro perfezione.
A quelle montagne che si specchiavano.
A come mille anni fa già si specchiavano.
A come un altro cigno e un altro e un altro ancora per tanti anni avevano mosso con eleganza il passo dentro la stessa acqua per portarsi al centro creando perfetti cerchi concentrici.
A come tutto questo viveva, aveva vissuto, avrebbe continuato a vivere così senza che io lo guardassi, a come in fondo io, nel vestito rosso di mia figlia, al pari del cigno, potevo solo creare cerchi, lasciare impronte uguali a quelle di tanti che erano passati o che passeranno sul sentiero, tra le canne.
E quando mi fermai alla fontana, quando lessi dell’antico lavatoio, mi parve di sentire tante voci, tante mani che battevano i panni, li affondavano nell’acqua per poi tirarli fuori, e quella voce e quelle mani erano mie, erano tue, erano sue. Erano mani, voci ma ciò che resta è l’acqua, la montagna, il sole e il vento nel canneto.
Il cigno piega il collo, infila la testa sotto l’ala e dorme.
L’acqua, il canneto, i monti, tutto si specchia e tutto resta fermo.

è tornato un po’ di rosso vedo, nelle parole, nell’immagine e nel filo conduttore che lega il tempo.
Mi piace questa frase: “il tempo fermo nel frinire delle cicale”. Che poi è la musica di sottofondo di tutto quello che è successo da mille anni e più : le montagne che già si specchiavano, i cerchi che si creavano…
a me piace il rosso per la sua densità, mi piace carico e pastoso sulla tela, il rosso che ferisce gli occhi e li allieta in una giornata troppo chiara.>In fondo rappresenta gli estremi della felicità e del dolore. Ciao lucia
è vero, il rosso è passione e violenza, cuore e sangue. Le guance diventano rosse quando ci si intimidisce ma anche negli eccessi di ira.
Quanta freschezza questo post!
Mi sembra di poter avere davanti agli occhi lo scenario,man mano che ne descrivi le componenti.
Ciao Lucia,spero che tu stia bene.
Ti abbraccio forte
mi fa piacere sentirti, spero che tu stia bene, io mica tanto, ho la mano e il braccio destro fuori uso, faccio fatica anche a scrivere. In compenso leggo molto e questo mi piace assai.
Un abbraccio anche a te. Ciao Lucia