‘E’ un incubo’ penso mentre spingo il carrello. E’ la seconda volta che me lo trovo di fronte. E’ piccolo, magro, capelli neririssimi, lisci, che dai lati si dipartono avvolgendo la calvizie del cranio, baffetti neri che coprono solo la parte centrale del labbro superiore, sguardo inquietante, è un sosia. Un sosia perfetto. Mi guardo in giro, spio le facce delle persone che mi sono intorno sperando di trovare su qualcuno di loro il mio stesso sgomento, la mia stessa rabbia, la mia inquietudine, la mia paura anche. Vedo solo volti indifferenti calati verso banconi di frutta e verdura che non ha sentore di sole e di terra. Avvolte nei neon le facce hanno lo stesso aspetto della frutta e della verdura. Cerco di districarmi tra i carrelli allontanandomi il più possibile, quasi una fuga.
La sua vista mi annebbia la vista.
Mi rifugio tra i libri ‘ Non è possibile!” dico fra i denti quando, in bella mostra sullo scaffale, vedo il libro di Genna, sulla copertina una faccia, identica a quella da cui sono appena fuggita, mi guarda scura. Lo stesso taglio di baffi, la stessa pettinatura. Identici.
E lo so che il libro di Genna non è un inno alla sua persona ma io quel libro non lo comprerò, non posso pensare di ritrovare quella faccia anche in casa mia.
Quando esco fuori il sole mi acceca, apro la borsa, tiro fuori gli occhiali scuri e me li metto sul naso. Ma il gesto che si è appena compiuto mi lascia perplessa. Non portavo mai gli occhiali da sole fino a poco tempo fa. Mi dava fastidio vedere il mondo scurito, comunque diverso, falso, falsificato.
E’ una giornata questa in cui l’estate trabocca.
Da qualche parte il fico profuma l’aria, non qui dove sono io, in mezzo a questo parcheggio, tra tutti questi carrelli, dove soltanto l’odore metallico delle auto mi arriva nel naso. Il volante mi scotta le mani, fatico a fare manovra, impazienti clacson feriscono l’aria; dietro i vetri, nel caldo dell’abitacolo, altri occhi ciechi guardano la strada avvolti nel nero degli occhiali.
E’ una giornata in cui l’asfalto esala calore.
Mi annebbia i pensieri che intorpiditi e dolenti si affacciano pigri, si ingarbugliano, non generano parole, solo immagini, la sua faccia, i nostri occhiali scuri, questo tempo fermo nella corsa all’acquisto, nell’assalto al supermercato, nei carrelli in cui la roba tracima, quella faccia che cammina tranquilla in mezzo a noi, come se fosse normale, come se nessuno più sapesse cosa voglia dire, cosa è stato, cosa ha fatto, abbiamo inforcato gli occhiali sul naso, ecco cosa abbiamo fatto!
Da dietro i vetri scuri la luce non ferisce gli occhi cosicché possiamo guardare ogni cosa senza lacrimare, qualunque cosa si può guardare protetti da due lenti scure e spesse.
Possiamo vedere le immagini di fumo dei campi rom incendiati, il continuo disprezzo nella parola stranieri, razze, etnie, diversi, lasciare che le bocche dei giudici vengano imbavagliate, possiamo guardare senza battere ciglio.
Possiamo vedere Hitler camminare in mezzo a noi e restare indifferenti.
ma chi è Genna? A volte mi sento proprio fuori dal mondo.
tornato quindi dalle ferie? Sentirsi fuori dal mondo perchè non si conosce uno scrittore mi pare un po’ esagerato, comunque Genna (se lo vuoi leggere) lo trovi dappertutto: in libreria, in biblioteca, nei supermarcati (all’Esselunga c’è) e naturalmente in rete a questo indirizzo:
http://www.giugenna.com.
Bentornato! Ciao Lucia
“l’odore metallico delle auto mi arriva nel naso”…meno male che al mondo esiste qualcun’altro con il naso sviluppato come il mio
Ma non ho capito se Genna ti piace o meno.
non ho letto molto di Genna ma quello che ho letto mi è piaciuto. C’è stato un periodo che leggevo con una certa assicuità i suoi siti: i Miserabili e Carmilla, poi non so perchè ho smesso. Ogni tanto ci torno però perchè li trovo interessanti. Ciao Lucia