Antefatto
Elena, unica figlia di un ricco e potente uomo d’affari molto cattolico, si innamora di Radames, i due giovani fanno un viaggio in Egitto, terra natale di Radames, decidono durante questo viaggio di sposarsi col rito islamico. Tornata a casa Elena comunica al padre la scelta fatta. Il padre molto preoccupato per il futuro della figlia e, non essendo riuscito a convincerla ad annullare il matrimonio, dà un appuntamento a Radames per cercare di convincere quest’ultimo o quantomeno di comprarlo con i suoi denari. L’appuntamento è su una spiaggetta isolata, proprietà privata del padre di Elena. Arrivano sul luogo dell’appuntamento in momenti diversi, prima l’uno e poi l’altro, discutono animatamente, Radames non accetta i soldi e si avvia per la strada del ritorno, seguito dal padre di Elena che tenta ancora minacciando e supplicando di convincerlo. In una piccola insenatura si imbattono in una scena raccapricciante: il cadavere imbrattato di sangue di una donna, nell’avvicinarsi scoprono che la donna in questione è l’amante del padre di Elena e la padrona di casa dove Radames presta servizio. I due sospettati di omicidio si accusano a vicenda.
Elena prima dell’appuntameto dei due uominisulla spiaggia, si è incontrata prima con l’uno e poi con l’altro. Nell’ora della morte stabilita dal medico legale lei era con uno dei due. Elena pensa, sente o vuole che siano entrambi innocenti e sa che la sua testimonianza scagionerà solo uno dei due e condannerà irrimediabilmente l’altro. Dibattuta tra l’amore per il padre e quello dell’amato, tra la verità e l’omertà, tra un dio e l’altro, esprime questo suo dramma nel monologo che segue. Lo esprime mentre prepara una valigia per il viaggio, il viaggio che dopo il processo l’attende.
Ho costruito il monologo usando alcune strofe della canzone di Rino Gaetano: AIDA e la frase “Per chi piango? Per chi Prego” tratta dal I atto dell’opera di Verdi insieme a questa strofa:
Quale potere m’avvince a lui!/Lo amo eppure vedo in lui//Un nemico, uno straniero!
“Se solo sapesse questo cielo le tenebre in cui verso, se solo sapesse si oscurerebbe invece di accendersi in questo ultimo giorno di giugno carico di luce e profumi.
Se solo sapesse il tormento che perfora, lacera le mie carni.
Queste carni avvolte in vestiti di lino che dovrebbero rinfrancarle dalla calura, dovrebbero, invece si appiccicano addosso soffocandomi.
La valigia con la sua pancia aperta e vuota attende sul letto, attende di essere colmato il vuoto sopra un letto disfatto, ingombro di abiti e cose, un paio di calze nere a rete se ne stanno là, sul bordo del letto, come me sul bordo della vita, un bordo che vorrei oltrepassare da una parte o dall’altra non importa quale essa sia purché non resti qui, tesa come una corda di confine.
Io Elena, figlia
Io Elena, amante
Io Elena ancora figlia, sottile come una corda
Io Elena ancora amante, calza nera sul bordo del letto
Io Elena, principessa che sorride appesa al muro, incorniciata d’argento, nel giorno tanto atteso quando insieme io e lui siamo entrati nell’Arena, quando l’Aida cantava e io e lui incantati guardavamo sospesi nel mezzo della battaglia.
Il palpitare del cuore, le lacrime, la bellezza di Aida, il suo dilemma: il padre o l’amante.
Non lo avrei mai detto, mai, che un giorno …
Io Elena, figlia tanto amata, il suo orgoglio è ancora dentro gli occhi appesi al muro nella cornice d’argento mentre mi guarda nel giorno tanto atteso della mia prima comunione, ‘sei bellissima!’ dicono i suoi occhi ancora adesso, ‘sei bellissima figlia mia!’, la mia bellezza: il suo vanto, il suo orgoglio di padre.
Io Elena, figlia orgogliosa di suo padre, il dio padre, quel padre premuroso e bello dagli occhi lucenti che mi portava sulle spalle, quel padre così onorato e riverito e rispettato, quel padre così grande che il suo nome tutti conoscono.
Io Elena, figlia del suo rosario, delle sue madonne e dei suoi tabù.
Io Elena, figlia che ha spezzato il rosario, i grani sono rotolati sul pavimento conficcandosi nei piedi scalzi e furenti che conquistano mattonelle di marmo nel quadrato di questa stanza.
Io Elena, figlia devota e amorosa, io che amo il padre mio, il mio idolo, il mio mito, e mai, mai avrei pensato….
Io Elena amante, amata, senza veli se non quello della mia pelle, al chiuso di una stanza, nel deserto ocra, sulla chiatta del fiume, sotto larghi cappelli di paglia, nelle mani dipinte di henné, nei sandali dorati, nella lunga e larga veste danzante.
La lunga veste, stanza che avvolge il mio corpo e fa entrare soltanto il bagliore dei tuoi occhi.
Io Elena rosa sbocciata tra le tue labbra, notte che si appisola tra i tuoi neri capelli.
Io Elena riflesso dorato nei tuoi occhi, i tuoi occhi sulla nave che mi riporta a casa, e ti allontana dalla tua, la nave dei sussurri, i nostri, e quelli del mare.
Io Elena amante, amata senza veli, io che amo i tuoi occhi scuri, i tuoi capelli neri, le tue mani forti, mai avrei pensato, mai
mai avrei pensato che domani tu, padre mio,
mai avrei pensato che domani tu, amore mio,
Mai avrei pensato che oggi voi due
In un’aula di tribunale,
l’uno contro l’altro armato
Iniziate la battaglia
Per chi piango? Per chi prego?
Cerco i grani del rosario sparsi sul pavimento, li infilo uno a uno nel filo nuovo, ogni grano una preghiera. “Mio Dio, tu che sei Onnipotente, Onnipresente e Onnisciente, Tu che sai perdonare, perdonami!”
E mentre china raccolgo grani, appoggiata tra la valigia e il letto la lunga e larga veste mi sfiora la guancia, e un grido s’infila in gola: “Allah! Tu che sei Onnipotente, Onnipresente e Onnisciente, Tu che sai perdonare: perdonami!”
In una mano i grani e nell’altra la veste.
Nella gola l’urlo.
Per chi piango? Per chi Prego?
Il profumo suo nella larga veste, i suoi occhi neri, l’amore che dilata il mio cuore, lo lacera, lo stritola.
La larga veste, la mia prigione!
Quale potere m’avvince a lui!
Lo amo eppure vedo in lui
Un nemico, uno straniero!
Per chi piango? Per chi prego?
I grani neri nella mano bianca, la sua ombra sempre più lunga della mia, sempre accanto alla mia, colui che mi ha generato, che ha accompagnato i miei passi, mio padre che mi parlava della povertà e mi cresceva nella ricchezza.
La corona di rosario, la mia prigione!
Per chi piango? Per chi prego?
Per te che hai tolto i miei vestiti di lino, le mie calze a rete, sotto la veste nascosto il mio corpo e mi hai portato nella povertà mentre mi parlavi della ricchezza.
Per chi piango? Per chi prego?
Chi prego?
Chi prego io, Elena, figlia, amante adorata, io che stringo i grani in una mano e la veste nell’altra.
Io che non sono né l’una né l’altra ma solo una corda di confine.”
Questi i versi della canzone AIDA di Rino Gaetano che ho usato:
Lei sfogliava i suoi ricordi
le sue istantanee
i suoi tabù
le sue madonne i suoi rosari
e mille mari
e alalà
i suoi vestiti di lino e seta
le calze a rete
Marlene e Charlot
e dopo giugno il gran conflitto
e poi l’Egitto
un’altra età…
e sotto i fanali
l’oscurità
e poi il ritorno in un paese diviso
nero nel viso
più rosso d’amore
Aida come sei bella
Aida le tue battaglie
i compromessi
la povertà
Nei tempi moderni, cioè oggi, succedono fatti come quelli di Hina, la giovane donna pakistana uccisa dal padre perché aveva disonorato la famiglia, succede che giovani mussulmani e cristiani o atei si innamorano nonostante fede e costumi diversi.
Ho scelto Elena cattolica e non Hina mussulmana perché la mia condizione di ateo non mi permette di capire cosa significa per una donna mussulmana la sua fede, e quindi il velo e quindi Hallah. Elena è cattolica, la mia infanzia cattolica mi facilita la comprensione del personaggio, per questo alla fine ho scelto lei.
E ho scelto il nome di Elena, quell’Elena della guerra di Troia, pensando alla bellezza, la bellezza delle donne che le religioni vogliono nascondere o distruggere. La bellezza: inconsapevole strumento di tante guerre.