Tempo fa mi è stato chiesto di scrivere un testo sulla danza, in particolare sulla danza del ventre, sul flamenco e sul tango, testo che deve servire come base per costruire un video. Ho fatto una lunga ricerca sulle origini di queste danze, origini generate soprattutto dall’immigrazione. Quando si va in una terra straniera la lingua diventa un ostacolo e il luogo dove si incontrano gli immigrati è la danza, con la danza si esprimono le proprie illusioni, delusioni, speranze, nella danza si mischia il passato e il presente, una contaminazione continua. Coloro che maggiormente hanno contribuito alla diffusione e alla contaminazione della danza sono i gitani o zingari. Zingari che in alcune epoche sono stati romanticamente citati nelle canzoni o nelle poesie allundendo alla libertà del loro modo di vivere e che in altre, come quella che stiamo vivendo, sono il nemico da combattere, nemico che ruba i bambini, lo spauracchio delle nostre paure, paura di perdere il troppo che abbiamo.
Il video non è ancora pronto ma il momento mi pare opportuno per parlare di questo popolo, così ne ho preso uno da YouTube che serve ad accompagnare grosso modo uno dei tre testi che ho scritto, quello sul flamenco.
“Siamo camminatori della pianura, di quella terra che si dice pura, in cui nacque Gengis Khan dal cui figlio fummo scacciati.
Una mattina mentre lo specchio rifletteva la danza una fionda lo colpì frantumandolo.
I pezzi non caddero per terra e non volarono in alto.
Sparirono.
Senza terra vagammo alla ricerca dell’uno e dell’altra. Giullari, fabbri, aggiustatori di ombrelli, maniscalchi e masciari, pellegrini dei templi dove non lasciammo segni o geroglifici contando solo sul suono della parola, diventammo erba che si piega al vento e che si rialza appena la tempesta è passata.
Attraversammo terre di mezzo e di confine, passammo per le indie, giungemmo fino alla terra dei faraoni, sui balcani, sui giardini italiani, francesi e spagnoli, e ancora prosegue il cammino.
Dove mi porteranno i miei passi gitani non lo so, so che cerco un luogo per la mia danza. Nel cammino raccolgo l’altrui passo che ingrossa il mio, come il fiume quando è ingravidato dai torrenti. Sulle due sponde del Guadalquivir, l’una spagnola e l’altra araba trovo il duende e mi trasformo.
Di punta e tacco è ora il mio passo.
Danzo
Nelle mani stringo nacchere nere e ventagli, nei capelli pettini colorati, rosso è il vestito dentro cui l’anima canta, canta e si lamenta.
Piange e si piega al vento ma poi si rialza e batte il tacco,
alza la testa,
alza le mani
Danza
Di nacchere nere e ventagli
Danza
Di giullari e fabbri e aggiustatori di ombrelli e crine di cavalli
Danza
Vestito dell’incanto
Cercavo una terra e uno specchio
Cercavo la mia terra e la mia anima
Danzo
Mille frammenti si avvitano su se stessi, feriscono, lacerano, penetrano, esplodono, si ricompongono
Danzo
Nella danza ho trovato la mia terra, nella danza ho versato la mia anima.
Sono specchio, sono terra
Danzo
Sono specchio, sono terra, sono aria
Danzo
Sono specchio, sono terra, sono aria, sono acqua
Danzo
Specchio, terra, aria, acqua, fuoco,
anima solo anima
Danzo
Di punta e tacco
E nacchere che battono
E mani e piedi
E anche sinuose
e petto sporgente
e occhi lucenti
e cuore che batte
Danzo
Sono carne viva
Nube viva
Mare vivo
Sono amore liberato dal tempo (Garcia Lorca)
Sono zingaro, sono indiano, sono moldavo, sono africano, italiano, francese, arabo, sono arabo, sono ebreo, sono spagnolo.
Spagnolo Andaluso
Andaluso
Sono angoscia
Sono morte
sono dolore
sono felicità
Gioia.
Sono Specchio
ricomposto di mille frammenti
Danza
Sono danza
Solo danza
Complimenti per tutto il blog.
Trovo tutto interessante. Splendida l’idea di una drammaturgia per danza e immigrazione. Giusta e toccante l’idea di monologhi per ricordare la strage di Brescia.
Linkerò sul blog unpuntonmovimento
Saluti
Grazie per la visita e per il commento … dove lo trovo il tuo blog? Ciao Lucia
Scusami
puoi trovare il mio blog su unpunto.wordpress.com o seguire cartellone.wordpress.com
presto un’attività legata all’immigrazione su tessutoinclusivo.it
ciao, alla prossima visita
Che dire… Molto belle queste immagini anche se traspare da alcune frasi che non conosci il Flamenco da molto, o almeno non lo hai vissuto in prima persona…
Non è una critica, anzi, hai saputo cogliere molto bene alcuni tratti… Io non mi reputo certo un’esperta, è solo che più lo conosci e più aumenta in te il “timore reverenziale”…
Complimenti per il blog!
@ Idasinvuelta: è vero non conosco il flamenco, per poter scrivere il pezzo ho letto molte cose sulla storia del flamenco, ho asoltato un cd di Garcia Lorca e visitato alcuni siti dedicati a questa danza, la mia ricerca è stata indirizzata più verso la storia che non nella danza in sé perchè l’intento era quello di parlare dell’immigrazione attraverso la danza. Grazie per i complimenti. Ciao Lucia
Ma certo, ne sarei felice, potrei parlare di Flamenco per ore senza stufarmi… Ultimamente sono monomaniaca
Contattami pure quando vuoi, la mia mail è seavillage {{at}} libero punto it…
Intanto se vuoi ti consiglio un libretto che ha scritto la mia insegnante: Flamenco, edito da Xenia, poi “Poema del Cante Jondo” di Garcia Lorca che già conoscerai…
E infine “Elegia del cantaor” di Tomas Borras nel caso in cui tu non la conoscessi…
“Y ser flamenco es cosa: es tener otra carne, alma, pasiones,
piel, istintos y deseos;
es otro ver el mundo, con el sentido grande;
el sino en la conciencia, la musica en los nervios,
fiereza indipendiente, alegria con lagrimas,
y la pena, la vida y el amor sombreciendo;
odiar lo rutinario, el metodo que castra;
embeberse en el cante, en el vino y los besos;
convertir en un arte sutil y de capricho y libertad, la vida;
sin aceptar el hierro de la mediocritad;
poner todo en un invite,
saborearse, darse, sentirse, vivir! Eso”.
“Essere flamenco è avere un’altra carne, un’altra anima, altre passioni,
un’altra pelle, altri istinti, desideri;
è avere un’altra visione del mondo, con il senso grande;
il destino nella coscienza, la musica nei nervi,
fierezza indipendente, allegria con lacrime;
è il dolore, la vita e l’amore che incupiscono.
Essere flamenchi è odiare la routine e il metodo che castra;
immergersi nel cante, nel vino e nei baci;
trasformare la vita in un’arte sottile, capricciosa e libera;
senza accettare le catene della mediocrità;
giocarsi tutto in una scommessa;
assaporarsi, darsi, sentirsi, vivere! Questo.”
Ora smetto di intasarti i commenti, a presto spero
Grazie!!!! E’ bellissima questa elegia del cantaor!
A risentirci. Ciao Lucia
ciao! sono al 5 anno di liceo, e vorrei fare la tesina sul flamenco:la poesia sopra è di lorca e mi sembra pertinente e utilizzabile assai, ma non ho capito bene dove finisce e dove inizia(sono un pò tardo)….ad oni modo: puoi mandarmi del materiale via mail(quello è il mio contatto di msn, se no l’indirizzo di outlook è: milenagiuseppina.maggioni@fastwebnet.it)…ciao!
Ciao Damiano, in questo post non c’è nessuna poesia di Garcia Lorca ma solo alcune parole, queste
“carne viva
Nube viva
Mare vivo
Sono amore liberato dal tempo (Garcia Lorca)
e sono parole estrapolate da una descrizione che Garcia Lorca fece parlando del misticismo di Teresa d’Avila e che spiegano cosa è il duende. Il duende è un termine spagnolo che racchiude in sè un’infinità di sentimenti evocati dalla musica flamenca. Letteralmente vuol dire folletto o spirito. Io ho un libricino con un CD allegato che è un canzoniere spagnolo di flamenco e canti popolari di Garcia Lorca. E’ molto interessante perchè spiega molto bene cos’è il duende, cos’è il flamenco, racconta brevemente la vita di G. Lorca e si sofferma sul rapporto di Lorca col flamenco. Fa parte della collana Altri Suoni, è del 1995 perciò non so se lo trovi ancora. Prova in qualche biblioteca. Sulla storia del flamenco invece ci sono molti siti, questo è uno:
http://www.coralarteflamenco.org/storia-e-origini-del-flamenco/. ma basta che tu scriva flamenco che ne trovi a volontà, così pure per le poesie di Garcia Lorca. Comunque se hai bisogno di una mano per la tesina scrivimi. Ciao Lucia
mi sa che mi devo aiutare da solo per lo più….ma tutti i contributi sono ben accetti,puoi anche mandarmi una pergamena di un chilometro, poi io leggo scremo….la cosa che vedo è che la maggior parte dei siti sono finalizzati a qualcos’altro che a parlare di flamenco e basta(corsi di chitarra,corsi di ballo) e quindi danno una spiega molto”turistica” del tutto(magari sbaglio nè)….ma cosa più grave, si contraddicono l’un l’altro sulla storia….va bè che per quanto ne sanno i prof potrei dirgli di tutto,credo, ma sarebbe bello avere del materiale decente su cui lavorare….dov’è la verità sulla storia e le origini del flamenco?a te l’ardua sentenza!ad ogni modo grazie per l’interessamento!
@ Damiano: ti ho scritto una lettera e ti ho inviato dei testi, di sicuro per e-mail non posso inviarti i libri che ho di Garcia Lorca, in una qualsiasi biblioteca, penso, trovi i testi che ti servono. Per quanto riguarda le origini sul flamenco io ho fatto una ricerca sui gitani e sul duende. Sul duende ti ho inviato alcune pagine, sui gitani ho un documento di 80 pagine!!! E non so fino a che punto veramente ti possa servire. Fammi sapere. Ciao Lucia