Il fatto è che io non ho capito, non ho capito il senso di quel boato e di quel fumo e delle sue parole e il perché lui adesso mi spinge così forte e mi allontana da questa piazza adesso, proprio adesso, che volevo ascoltare le parole, proprio adesso che anche se piove io sono contenta di essere appiccicata e bagnata con tutte queste persone che sento come un corpo solo, un grande corpo che esprime la sua forza, la sua bellezza e la sua fermezza .
E non capisco perché tutto quel fumo e quelle urla.
Proprio adesso, qui, dove siamo tutti uniti, oggi, in questa bellissima piazza.
Non capisco.
Non può avvenire questo adesso, qui, oggi, dove sono io, adesso in questo momento.
Non può essere perché tutto succede sempre da un’altra parte, in un altro posto che non è questo posto, non può essere questo.
E poi noi non siamo gente passata per caso, non siamo viaggiatori di un treno, non siamo passanti distratti NOI.
E non siamo in guerra.
La guerra è finita da un pezzo.
E’ finita prima ancora che io nascessi.
Perciò non mi muovo.
Non parlo.
Non urlo.
Non capisco.
Non capisco perché lui, questo lui di cui non ricordo neanche il nome, adesso mi spinge oltre e verso un’altra piazza, quell’altra piazza dove non molto tempo fa un ragazzo in motorino è saltato per aria trasportando una bomba.
Lo guardo, guardo lui che mi spinge e non capisco la sua rabbia, lo seguo e non capisco perché corre, perché è tanto incazzato. Urla contro tutti, si fa strada tra le persone spingendo e spingendomi e io lo seguo e continuo a non capire a non capire e quando siamo in piazza, l’altra piazza, quella della bomba e del ragazzo che trasportava la bomba…. 
La bomba….
Mio dio, è scoppiata la bomba, come è possibile un’altra bomba, quante bombe ancora ci sono?
Ho paura, una paura che mi fa sentire le gambe pesanti, le braccia pesanti, la testa pesante, la lingua pesante, ho paura che possa succedere ancora qui adesso, o in qualsiasi altro momento. Sempre.
Ho diciannove anni.
Io.
Diciannove.
E non è l’amore che mi batte nel petto, che mi toglie il respiro, che ferma il mio passo, non è l’amore. No, non è l’amore.
E’ questa paura che si annida come un verme dentro la terra, raspa e s’intrufola sempre più a fondo sempre più in fondo succhiandomi l’anima.
Fotografia: Elena mentre recita quest monologo durante la prima al teatro Lucia di Botticino
mi piace, soprattutto quando dici: “e non è l’amore che mi batte nel petto, che mi toglie il respiro…”
Guarda un po’…la paura e la morte provocano una sensazione simile.
le sensazioni, come i pensieri del resto, seguono strani percorsi. Ciao Lucia
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