La professoressa
17 Maggio 2008 di luciamarchitto
Il 28 maggio 1974, durante una manifestazione antifascista a Brescia, scoppiò una bomba che provocò 8 morti e più di cento feriti. La piazza fu subito lavata cancellando così la possibilità di rilevare tracce, indizi, prove insomma per trovare i colpevoli.
Metterò in questo blog, uno al giorno fino al 28 maggio, alcuni monologhi teatrali che ho scritto qualche anno fa e che sono frutto della rielaborazione di testimonianze che raccolsi in occasione del trentennale della strage, alcuni di questi monologhi sono stati inseriti in una piéce teatrale, rappresentata varie volte in teatro con la regia di Laura Mantovi. Alcune immagini della piéce si trovano QUI
Il monologo che apre la raccolta tuttavia non è nato da una testimonianza: la persona che parla è una delle vittime, feci questa scelta perché nella strage morirono cinque insegnanti, tre delle quali donne.
La professoressa
L’abitudine si sveglia prima di me come sempre. Sono ancora dentro il sogno che già infilo le scarpe. Sono dentro il sogno perché penso che oggi è una giornata di sole. Mi immagino già la piazza piena di gente e il riverbero dell’oro dell’orologio. Ma non è in sogno che rivedo i miei alunni quelli della terza classe dove ieri ho tenuto la mia lezione di storia.
Devo essermi svegliata perché ho sentito come un odore di umido venire da dietro il vetro della finestra e l’ho aperta la finestra e ho trovato questo cielo grigio e un poco di grigio si è infilato anche dentro di me.
“Non ci voleva, questo tempo impedirà a molte persone di andare in piazza” la voce di mio marito raggiunge la mia coscienza completamente sveglia adesso. Chiudo la finestra e prendo l’impermeabile:
“Non sarà una giornata piovigginosa a fermarci, non saranno quattro gocce a fermare i passi della gente che vuole dire con la propria presenza di aver fatto una scelta” mio marito sorride alla mia risposta.
Insieme ci avviamo per la strada. Penso alla lezione di ieri. A quel ragazzo sempre taciturno che ha alzato la mano quando ho proposto di leggere un brano del libro “Il diario di Anna Frank” che stiamo leggendo per capire cosa è il nazismo, cosa è il fascismo. Ha alzato la mano e ha detto “Ho saputo che in piazza Mercato un ragazzo è saltato in aria trasportando una bomba. Ho sentito dire che fosse un fascista. Mia zia che abita lì vicino ha sentito il botto. Mi sono chiesto se esiste ancora il fascismo”
“Oggi siamo in un paese democratico. Non c’è da aver paura” ha risposto la sua compagna di banco, ma lui, lui che non parla mai e che tremola sempre nella voce fioca, ha risposto “e piazza Fontana allora?” Tutti l’hanno guardato. Tutti l’hanno guardato perché la sua voce non era timida e tremolante e fioca ma forte, calma e decisa. E così invece di leggere il libro abbiamo parlato di democrazia. E forse perché lui aveva tirato fuori la voce per la prima volta, penso, tutti gli altri, senza che neanche uno si fosse distratto un momento, hanno parlato con voce ferma e chiara e hanno posto domande e hanno dato risposte.
Io li ho ascoltati e li ho guardati. Ed erano così belli. I miei ragazzi!
Pioviggina è vero, ma la piazza è piena di persone ed io sono felice. Domani in classe continueremo il discorso sulla democrazia. Parleremo di oggi, domani.
Le vedo da lontano le mie amiche sono appoggiate alla colonna, Clementina e Giulietta insegnanti come me, c’è anche Luigi e Alberto che parlano con tre signori e sorridono. Mi sembra di conoscerli, li guardo meglio, quello appoggiato alla colonna si chiama Bartolomeo, l’altro Vittorio e il terzo signore ha un nome strano Euplo, mi pare, sì proprio Euplo. Sorrido contenta della mia memoria che non mi tradisce mai.
Tutta questa gente, il profumo dei corpi, la forza delle parole, la sicurezza dell’essere uniti così in tanti, mi dà un senso di ebbrezza. Cammino veloce per raggiungere le mie amiche ma sento la mano improvvisamente vuota e sola e allora mi giro, mio marito si è fermato, parla con un amico, lo cerco con gli occhi, lo trovo con gli occhi. Che strano questo cielo grigio e piovoso improvvisamente si illumina: lo sapevo che oggi sarebbe stata una giornata piena di sole!
(Nella fotografia AnnaMaria mentre recita il monologo nel teatro Lucia di Botticino)
Da: “Abbiamo chiesto in prestito le parole che ci avevano rubato”
di Lucia Marchitto - pubblicazione a cura dell’Auser di Botticino - maggio 2004 - in copertina acquerello di Sara Scaramelli - impaginazione e grafica di Salvatore Attanasio



“Non sarà una giornata piovigginosa a fermarci, non saranno quattro gocce a fermare i passi della gente che vuole dire con la propria presenza di aver fatto una scelta”
Il guaio è che spesso è dell’altro a fermarci: pigrizia, disinteresse, noia, l’incapacità di indignarci quando serve.
Oggi forse siamo pigri, disinteressati, annoiati ma non ieri, sicuramente non quelle persone che quel giorno andarono in piazza, erano forse altri tempi!Infatti erano andati in piazza per manifestare il loro sdegno contro una situazione veramente tesa, c’erano scontri continui tanto che un paio di giorni prima un ragazzo era morto mentre trasportava una bomba. Portava una bomba mica un filone di pane!Quella persona che parla nel monologo è Livia una donna molto impegnata nella scuola e non solo, era la moglie di Manlio Milani che io ho intervistato e che mi raccontò tutto quello che era successo quel giorno da quando lui e sua moglie si erano svegliati fino a quando lei si allontanò di un passo da lui perchè aveva visto le sue amiche con le quali un momento dopo morì. Mi parlò di lei, del suo impegno sociale, del suo amore per la scuola, per i suoi ragazzi. Fu proprio ascoltando la sua testimonianza che decisi di scrivere questo monologo.
Forse tu sei troppo giovane, non hai vissuto quegli anni, anni tragici per le bombe ma meravigliosi per altri aspetti. Ciao Lucia
grazie per il giovane
Io volevo appunto dire che oggi siamo pigri e disinteressanti. In quegli anni c’era più attenzione, partecipazione, forse anche esagerata visto che si arrivava agli scontri. Adesso mi sembra di vedere gente che si abitua a tutto, incapace di indignarsi. Ma forse è solo un mio punto di vista. In effetti, anche io sono piuttosto pigro.
Dalla foto mi sembri molto giovane, comunque di sicuro sei più giovane di me, mi piacerebbe capire il perchè la gente si abitua a tutto ed è incapace di indignarsi per me non si tratta di pigrizia, è qualcosa d’altro.
La tua pigrizia mi par un po’ come il concetto di noia leopardiano, nel senso che in quella pigrizia, in quella noia c’è tutto un mondo.
E’ sempre un piacere parlare con te. Ciao Lucia
uhm…le foto ingannano.
la pigrizia, la noia sono anche indotte. Secondo me in questi ultimi vent’anni ci sono stati propinati stili e modelli di vita che reprimono ogni voglia di indignarsi. Ci hanno messo davanti agli occhi una grossa lente che sfuoca tutto. E quando le immagini non sono ben definite, sembrano tutte belle perchè non si colgono le imperfezioni.
Ci hanno messo una grossa lente che sfuoca tutto dici, però glielo abbiamo anche permesso, questo mi rattrista e mi fa arrabbiare più del loro gesto di mettere la lente, ma poi mi chiedo loro chi? chi sono questi loro che mi hanno coperto gli occhi? La televisione, i giornali? La pubblicità? Ma dietro la televisione, i giornali, la publicità cosa c’è? C’è il consumo, la merce, non uomini, cose, ecco penso che alla fine da soli ci siamo messi la lente sugli occhi per avere sempre più cose, cose che ci facilitano la vita e ci rendono pigri.
Ciao Lucia
certo, la lente ce la siamo messi da soli. Non so se ne avevamo bisogno ma l’abbiamo fatto. E quando ti abitui a vedere con gli occhiali si fa molta fatica a smettere.
mah! forse sono troppo pessimista. Avrei bisogno di un paio di occhiali da neve, quelli gialli che ti fanno vedere tutto luminoso, anche quando il cielo è grigio.
e’ vero ci si abitua a portare gli occhiali, e anch’io avrei bisogno di quegli occhiali speciali che ti fanno vedere tutto luminoso … sono pessimista come te anche se a volte, rare forse ma succede, riesco ancora a meravigliarmi, a stupirmi della bellezza che c’è in questa vita e nell’uomo. Ne parlavo l’altro ieri con una mia amica dello stupore. Mi dico: finchè riesco a stupirmi, tutto in fondo andrà bene.
sì, bisogna conservare un po’ di quella curiosità tipicamente infantile, quella che ti fa meravigliare per cose che ormai a noi grandi sfuggono.
Io adesso mi sto meravigliando per questa pioggia
[...] serie di monologhi teatrali scritti in occasione dei trent’anni dalla strage. QUI, puoi leggere al primo post della serie dal titolo La Professoressa. In quella strage morirono [...]
[...] e i mandanti sono ancora liberi e ben protetti, qualcuno ricorda, e scrive, e racconta: qui (1), (2), (3), (4), [...]