Danubio
13 Maggio 2008 di luciamarchitto
Circa dieci anni fa feci un corso di scrittura per corrispondenza con la rivista Storie. Uno degli esercizi era sul giallo, la traccia era pressappoco questa: “Scrivere un racconto giallo ambientato a Vienna nella zona del Prater. La vittima si chiama Ilde Gross. Elementi essenziali da tener presente: un biglietto ferroviario Milano- Vienna e un album con fotografie di bambini“.
E’ sera inoltrata, fa freddo, il Danubio senza blu ha un aspetto minaccioso, nero e ringhioso, stende un’ombra di paura lungo la strada del Prater. Ilde Gros cammina veloce. Ha fatto tardi per colpa di Franz. Adesso ha addosso un’ansia, nera ansia, che si riflette nell’oscurità del Danubio. Sente un fruscio, si guarda intorno, non vede nessuno. Allunga il passo.
Un urlo, si allunga come un’ombra nel Prater, rimbalza e sparisce nel gorgoglio delle acque. Franz si alza di scatto “Non ha sentito un urlo?” chiede al ragazzo della birreria “Vai a casa Franz, per stasera hai già bevuto abbastanza!” “L’ho sentito, ti dico che l’ho sentito!” Esce traballando nella sera Franz, cade per terra, qualcuno l’ha spinto, si rialza a fatica, dopo aver fatto pochi passi urla: “Ilde, mio Dio! Ildeeee!!!” Si abbassa, la scuote, “Ilde, Ilde, Mio Dio, cosa ti hanno fatto!” e con mano tremante sfila il coltello inginocchiandosi al suo fianco.
Quando arriva l’ispettore Kappa seguito dal suo assistente Joseph Rathaus il corpo di Ilde Gros giace per terra con gli occhi sbarrati. La paura è volata via attraverso gli occhi aperti, si è sollevata sopra il Prater ed è sparita.
Vicino al corpo c’è un signore anziano, palesemente ubriaco, con un coltello tra le mani “Chi è?” chiede K. a uno dei presenti “Un amico della vittima. Fino a mezz’ora fa era in quella birreria a circa 10 metri da qui - e girandosi con la mano mostra l’edificio - Un ragazzo che serve ai tavoli conosce entrambi, lui si chiama Franz Miller, lei Ilde Gros. Stasera, come al solito erano lì in birreria, pare che abbiano litigato”. Sentendo queste parole Joseph, esclama con sollievo “Abbiamo, l’arma del delitto, il movente e l’assassino … il caso è risolto!” Ma K. si abbassa, si allaccia le scarpe e non risponde. Joseph capisce che il caso è da risolvere.
Il Danubio balla l’inno della morte mentre il corpo di Ilde Gros viene fotografato, misurato e rilevata la temperatura corporea. Spogliata della sua intimità Ilde Gros diventa un cadavere che viene avvolto nel cellophan nero, zip … è sparito.
Gli uomini della scientifica lo portano via insieme ai prelievi effettuati. Sulla strada a testimonianza del fatto una sagoma disegnata col gesso bianco.
“Volevo farle vedere questo” Uno degli uomini della scientifica mostra a K. un album di fotografie. K. infila i guanti e lo sfoglia. Sono bambini. “Dov’era?” “A pochi metri da qui”. “Può averlo perso la vittima prima di morire oppure è caduto al suo assassino. Magari né l’uno né l’altro. Rilevate le impronte e poi lo guarderò attentamente.” Vanno via tutti. K. e l’assistente perlustrano la zona. Ad un tratto K si ferma vicino a un cestino, lo svuota: lattine di coca, bicchieri di plastica, confezioni di patatine. Joseph guarda perplesso. K. si rimette i guanti, raccatta un sacchetto del pane e nel compiere questo gesto un pezzo di carta, un biglietto per la precisione, vola per terra, è un biglietto ferroviario, partenza Milano, destinazione Vienna, lo rigira tra le mani poi lo infila in un sacchetto di plastica, lo sigilla, sta per rialzarsi, ci ripensa, vuota il sacchetto del pane, guarda il contenuto: i resti di un panino ancora fresco, anch’esso finisce dentro un sacchetto di plastica. Si recano alla birreria. Il barista indica il ragazzo che conosce Franz e Ilde. Mark è un ragazzo alto dall’ampio sorriso che si appanna leggermente nel sentire le domande dell’Ispettore K.
“…. Ilde e Franz sono amici … Da un po’ di tempo litigavano spesso perché lui beveva troppo”
“Si sono incontrati con qualcuno stasera o ieri?”
“Non mi pare, però stasera c’era molta gente potrei sbagliarmi”. “Non ricorda se parlavano dell’Italia?” Resta perplesso un attimo poi risponde “Non so, c’era molta confusione, sa io lavoro qui” K. gli porge un biglietto da visita “Qualsiasi cosa le venga in mente mi telefoni!”.
L’obitorio ha un odore particolare che nasce dalla mescolanza tra vita e morte spruzzata da abbondante deodorante. Joseph ha sempre un senso di nausea quando entra. K. no.
K. si avvicina al Dr. Karl Von Udler che sta registrando su un dittafono l’esito dell’autopsia.
“Cadavere di sesso femminile. Età apparente: anni quaranta, longilineo. Ferita da punta e taglio situata al di sopra della linea mediana, appena sotto lo sterno, di mm 10 compatibile con il coltello di cui agli atti. Il tramite intracorporeo va dall’alto verso il basso, da sinistra verso destra, e…” “ in termini pratici Dottore?” “L’assassino è più alto della vittima, si trovava probabilmente di fronte e ha inferto il colpo con una forza tale da recidere l’aorta addominale. Tranne qualche ecchimosi, segno di una breve colluttazione, non si rilevano altri segni di violenza; la morte è sopraggiunta subito. Dai dati rilevati è possibile stabilire che la morte è avvenuta intorno alle 22”
“Ispettore, allora è proprio Franz!” esclama Joseph soddisfatto.
K. si allaccia le scarpe e non risponde, poi avviandosi verso la porta “Andiamo, la saluto Dottore, appena ha la relazione scritta mi telefoni”
“Ispettore aspetti! sono state rilevate le impronte dal coltello: sono compatibili con quelle di Franz Miller”. “La saluto lo stesso dobbiamo andare!” Joseph “Dove?” “In carcere”.
Franz non pensa, ha mal di testa, è senza sigarette, ha freddo ma soprattutto è solo. Quando arriva K. con le sue domande non risponde.
Joseph “Che ti dicevo è lui l’assassino, era ubriaco, avevano litigato … non si dichiara innocente! Non collabora!” K “Torniamo al Prater”
“A fare cosa ispettore, abbiamo già perlustrato dappertutto, la scientifica ha fatto il suo lavoro, cosa mai possiamo trovare?” “Una panetteria, Joseph, una panetteria!”
L’aspetto del Danubio è meno minaccioso adesso, il suo rumore, a quell’ora di pomeriggio, si confonde con quello del traffico. Parcheggiano la macchina, camminano con lentezza fermandosi ogni tanto a chiedere a qualche passante se conoscono la tal panetteria. Joseph è distratto, guarda le vetrine, a volte si ferma restando indietro ma appena K si volta a guardarlo accelera il passo. Giungono nei pressi di una panetteria, “E’ questa!” dice K entrando. Mostra il distintivo alla commessa, poi chiede: “Ieri per caso è entrato un signore italiano a comprare il pane?” La commessa è una ragazza giovane, carina “Sì” “Perché lo ricorda così bene?” “Era simpatico e anche buffo è inciampato nella porta a vetri, sembrava avesse fretta”.
“Può seguirci Signorina?”
“Mi tolgo il camice, se permette e anche la cuffia”
K non risponde. Joseph “Ma si immagini! Faccia con comodo!” Un sorriso le arriccia le guance che si colorano leggermente.
La portano in centrale per fare un identikit. Dopo una serie di indagini svolte con la polizia ferroviaria e con la polizia italiana quel volto ha un nome: Marco Rossi, 28 anni, altezza 1,68, arrestato varie volte per piccoli furti. Divorziato. Ex moglie austriaca dalla quale ha avuto due figli: i bambini ritratti nell’album. Quella sera tornava dalla casa della moglie dopo aver riportato i bambini. Aveva nello zaino un panino, si era seduto su una panchina di fronte al Danubio, aveva fame ma non abbastanza da fargli mangiare quel pane viennese dal sapore così diverso da quello italiano e così l’aveva buttato nel cestino poi si era incamminato con l’intenzione di andare in una birreria che si trova nei paraggi. Mentre camminava aveva visto una donna correre seguita da un uomo che, afferratala, dopo una breve colluttazione, l’aveva pugnalata. Marco era scappato per paura di essere coinvolto, mentre correva si era scontrato con un ubriaco perdendo l’album delle fotografie.
Non scattano le manette per Marco Rossi soltanto non deve allontanarsi da Vienna.
Joseph guarda interrogativamente K che si abbassa e si allaccia le scarpe, poi solleva la cornetta del telefono:
“Il dott. Karl Von Udler, per favore. Grazie. Dottore?”
“Sì?”
“Sono l’ispettore K. Una persona alta 1,68 cm può essere l’assassino?”
“No, ispettore, come le ho già detto l’assassino è più alto della vittima e la vittima in questione era alta 1,80”
“Sicuro? Non poteva trovarsi la vittima già stesa sull’asfalto quando è stata accoltellata?”
“No, la direzione del tramite intracorporeo determinato dalla lama del coltello depone per una pugnalata effettuata dall’alto verso il basso e da destra verso sinistra, la ferita d’ingresso, di punta e taglio allargata nella parte superiore ….”
“Dottore le spiegazioni le leggerò sul verbale. Grazie ancora!”
Appoggia la cornetta, la riprende, compone un altro numero:
“Marco Rossi? Sono l’Ispettore K. ho bisogno di lei, vengo a prenderla”
Joseph si alza dalla sedia, prende le chiavi ed apre la porta.
K. Joseph e Marco Rossi vanno in carcere, Marco Rossi guarda Franz attentamente:
“No, non è l’uomo che ha pugnalato Ilde Gros”
Si aprono i cancelli per Franz. Cammina Franz, segue il Danubio. L’inno del fiume si alza ancora maestoso mentre si toglie le scarpe, le appoggia sul muretto, sale, guarda in basso l’acqua scorrere veloce e si lascia cadere fra le sue braccia fino a scomparire.
K. ha il verbale dell’esame necroscopico tra le mani. Lo legge poi l’appoggia sulla scrivania. “Andiamo al bar, il ragazzo che conosceva Ilde Gros forse ci può fornire altri indizi” “Ah! Quel ragazzone lungo lungo?” dice Joseph. K. lo guarda “lungo lungo, hai detto? Come ho fatto a non pensarci prima?Andiamo, dai andiamo!”
C’è poca gente nel locale, il proprietario si avvicina
“Buongiorno ispettore desidera?” “Vorrei parlare con il cameriere che conosceva Ilde Gros, quel ragazzo alto con cui ho parlato la sera dell’omicidio” “Non lavora più qui, sia lui che il fratello gemello si sono licenziati, erano troppo sconvolti per quello che è successo” “Il gemello? Nessuno mi aveva parlato di un gemello” “Non lo ha chiesto ispettore, e poi la sera dell’omicidio era a casa con l’influenza” “Mi può dare l’indirizzo?” In centrale Marco Rossi guarda i due “Ispettore non saprei, sono identici però uno di loro è sicuramente l’assassino ricordo bene la faccia” Non importa, sappiamo chi dei due lavorava al bar quella sera. K. li interroga. Joseph batte a macchina il verbale “Dunque Mark come è andata quella sera?” Mark si accascia sulla sedia, si prende la testa fra le mani, poi di scatto si alza urlando: “Tutta colpa di Ilde, maledetta, ce l’avevo quasi fatta a infinocchiare Franz, a farmi dare i suoi risparmi … mi voleva bene Franz … cosa servivano a lui i soldi? A bere? Io avrei saputo investirli meglio … ma lei no, lei non voleva … maledetta … Mentre Franz beveva ho telefonato a mio fratello, eravamo d’accordo, l’ultimo tentativo l’avevo fatto, ci servivano quei soldi, ci servivano!! E sarebbe andato tutto secondo i nostri piani se Franz non fosse uscito, Ilde a quest’ora sarebbe in fondo al Danubio, ma lui aveva sentito l’urlo … lui che non sente mai niente quando beve l’aveva sentito!”
anche io leggevo Storie, circa dieci anni fa. Poi ho smesso ma conservo ancora i vecchi numeri.
Si vede che è una scrittura diversa, con meno colore, anche se all’inizio c’è “una nera ansia che si riflette nell’oscurità del Danubio”.
E forse la traccia da seguire ti ha condizionato troppo. Però l’idea c’è. Perchè a distanza di dieci anni non lo riscrivi?
anch’io conservo ancora i numeri! Sicuramente dieci anni sono tanti e come noi la scrittura matura specie se, come ho fatto io, si scrive molto. Ma non penso sia questo, Viola Vittorio e la sindrome londinese l’ho scritto più o meno negli stessi anni. Penso che non sono brava a scrivere gialli, forse perchè non mi piacciono. Riscriverlo? Sinceramente non mi entusiasma l’idea, però non si può mai dire, domani chissà! E’ sempre un piacere parlare con te! Ciao Lucia