Una lettera d’amore
2 Maggio 2008 di luciamarchitto
mi ha colto di sorpresa l’aria tra le foglie del ciliegio, ero lì intenta a rinvasare e non pensavo a niente, tutta concentrata com’ero a non rovinare le radici, a mettere la giusta dose di terra, ad appianarla con le dita, e poi quel fruscio… ho sollevato gli occhi e ho visto il tremore del ciliegio e nel tremore è giunta la risata tua di quel giorno e l’orizzonte lucido davanti agli occhi, un orizzonte tanto vasto da darmi il capogiro. Mi ero aggrappata al tronco arrampicandomi veloce. Da lì guardavo l’orizzonte. Mi nascosi tra le fronde.
E tra le fronde il bacio.
Rosso.
Come i frutti che di lì a poco sarebbero maturati.
Ma intanto c’era la purezza bianca del fiore. Il suo profumo. I tuoi occhi. Le tue labbra.
Scendendo l’orlo si impigliò nel ramo.
La tua mano sotto l’orlo della veste.
L’aveva cucito mia madre il giorno prima.
Sulla terra sdraiati come lucertole, immobili, spauriti e persi in quell’unico bacio, con l’ombra delle nuvole negli occhi, col fuoco che accendeva la superficie delle cosce che si sfioravano lì sulla terra, non dissi una parola e tu non apristi bocca.
Eravamo arrivati correndo e ridendo e parlando e nascondendoci, giocando come eravamo solito fare, con i calzettoni che scivolavano sulle scarpe.
Tornammo a casa umidi e muti e dopo di allora mai più giocammo a nascondino.
Io con le mie amiche tu con i tuoi compagni.
E sguardi dietro le tende accostate.
Io non ti dissi mai e tu mai mi dicesti alcunché.
Le nostre case sono sempre lì che si guardano dalle finestre aperte, l’una di fronte all’altra come sempre, a volte cerco sulle porte l’impronta delle nostre mani aperte.
Ora siamo lontani, siamo altrove, siamo oltre l’orizzonte, così distanti da non incontrarci mai. Quelle poche volte che torniamo alle nostre vecchie case, dalle nostre vecchie madri, soltanto le nostre ombre si guardano da dietro le tende chiuse.
Io ti scrivo oggi che il ciliegio è nuovamente fiorito, oggi che i miei capelli hanno lo stesso colore dei suoi fiori, e mentre le parole scivolano veloci sul foglio ti vedo mentre sei lì teso come una corda sul confine dell’infanzia, mi sorridi e sento ancora il calore delle tue mani sotto la veste. L. M.
P.S.
Barbara Garlaschelli nel suo blog ha promosso una inziativa molto simpatica: scrivere una lettera d’amore, trovandola come detto molto simpatica simpaticamente ho aderito alla cosa scrivendo questa lettera.

un’iniziativa interessante, ne avevo già letta qualcuna.
La tua sembra una lettera d’altri tempi, come ormai non si fa più. Ed è un contrasto di colori: il rosso della ciliegia, delle labbra, del bacio, della passione, con il bianco della veste, della giovinezza, dei fiori e dei capelli.
“Mi sorridi e sento ancora il calore delle tue mani sotto la veste”. Sarebbe un bel ricordo, da portarsi dietro tutta la vita.
Ho adeguato il linguaggio al ricordo che appartiene a un tempo passato abbastanza lontano, e come i capelli bianchi serve a datarlo.
Caro Panirlipe sai cogliere tra le parole ciò che semino e questo mi fa molto piacere. Ciao Lucia
L’amore che non si scorda.
Scrivere una lettera così è una rivincita sui tempi che corrono.
Riceverla è una vittoria netta.
Brava Lucia,sono riuscita a immaginare lo scenario e ho sentito il sapore di un amore fresco e puro.
Poppetta
Ciao Lucia, che bello ritrovare sempre questa freschezza, questo nitore nelle tua scrittura! E che bello che le lettere d’amore non passino mai (completamente) di moda…
molto bella la tua lettera. adoro i ciliegi in fiore, chi sa scrivere lettere d’amore e chi sa amare un albero.
@Poppetta: “una rivincita sui tempi che corrono” già e nella corsa ci si dimentica i piccoli gesti, e la freschezza diventa freddezza.
@Silvia: speriamo che l’amore non passi mai di moda, anche se è così difficile trovarlo.
@ Maria Pia Ciancio: alla fine ciò che conta è amare qualcosa o qualcuno, è sentire l’amore dentro che è importante.
Un abbraccio a tutte e tre. Lucia
http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/05/07/era-un-giorno-qualunque-lucia-marchitto/