Le donne e la guerra
19 Aprile 2008 di luciamarchitto
“Mi chiamo Maria Rosa, sono nata il 2 giugno 1934 a Brescia …. nel nostro cortile abitavano trenta – quaranta famiglie, noi eravamo gli unici a possedere una radio e ci riunivamo per ascoltare Radio Londra, il Francese si metteva davanti al portone a fare la guardia, se arrivavano gli squadristi ci faceva dei segni particolari per farci scappare. Anche a lui come a mio padre i fascisti gliela hanno fatta pagare, è stato picchiato e messo in prigione e come mio padre ha bevuto litri di olio di ricino. Ricordo in particolare una cosa della guerra ed è stato quando è caduto il rifugio qui vicino, in una via parallela a via Milano, sono morte tantissime persone, poco dopo un camion è passato raccogliendo i morti, ho visto un piede nero che usciva dal camion, le unghia erano pitturate di rosso, quelle unghia pitturate di rosse ….
….dopo tanti anni ancora le vedo …
Ho avuto molta paura, non so se per me o per mia madre che si spaventava e si agitava tanto, forse perchè una mia sorellina era morta colpita da una scheggia. Stavamo scappando per andare al rifugio. Lei era in braccio a mia madre mentre stavano bombardando la Breda, c’era anche “Pippo” (1) che mitragliava per la strada, una scheggia le perforò il fianco. Non morì subito e fu mandata in un ospedale della Valle d’Idro, e questa donna paurosa come era è andata di notte, da sola, a riprendere il suo corpo per seppellirla a casa, a Brescia.
Quando tutti gli uomini scapparono dal mio quartiere perchè antifascisti le donne andarono a tagliare le piante per avere la legna da bruciare, mia mamma no perchè era una fifona, la signora Gina invece rubò addirittura i cavi di rame! I treni pieni di rame e altra roba si fermavano per i bombardamenti, la signora Maria aveva la finestra che guardava sulle rotaie, allora insieme alla Gina e un’altra donna portavano dentro questi rotoli di rame che io non so che fine che facevano: in un momento spariva tutto e non vedevi più niente. Le donne lì, soprattutto due o tre, si davano da fare. Il nostro cortile si trovava nel quartiere degli “Arabi” e ogni persona si aiutava con gli altri. La maggior parte erano persone perbene, persone degne di essere ricordate con rispetto, poi a quei tempi quello che succedeva a te interessava tutti, ti aiutavano tutti quando non stavi bene ma se avevi qualcosa di bello si condivideva anche quello. Cosa che adesso non c’è più. Mancavano tante cose ma ce n’erano tante altre.
C’erano solo quei tre o quattro ragazzi che erano squadristi fascisti, forse perchè vedere gli stivali nuovi e la divisa con i pantaloni alla zuava e poi se gli dai in mano un manganello … avevano dai quattordici ai diciotto anni, si sentivano padre eterni e poi era il tempo .. poi tutti quelli lì hanno fatto una brutta fine.
C’era una bella chiesetta dietro il mio quartiere ma io ci potevo andare solo nel mese di maggio perché per arrivarci dovevo uscire dal cortile e mio padre diceva che oltre c’era gente cattiva. Non mi ricordo se è stato nel ‘32 o nel ‘33 che hanno buttato giù le case per costruire piazza Vittoria e tutti quegli sfollati sono venuti agli Arabi, erano cento o duecento famiglie e tra queste c’erano le brave persone e anche quelle cattive, tutti accumulati lì, e il quartiere si era fatta una brutta fama, nel nostro cortile erano tutti bravi però era un cortile inserito nel quartiere degli Arabi….
L’unica cosa bella-bella è stata quando è finita la guerra. Le campane suonavano e tutti siamo usciti per le strade e ci sembrava impossibile poter uscire senza scappare con il terrore delle bombe e di “Pippo” (1) che mitragliava, ed eravamo pieni di gioia e io pensavo anche che papà sarebbe ritornato!…”
(1) Pippo è il soprannome dato a un aereo che tutte le sere, durante la guerra, mitragliava Brescia.
Questa testimonianza è tratta da uno dei racconti della raccolta ”Dentro e fuori” ed. Starrylink


e pippo passava anche da qui, me lo racconta mio padre e ricordo i racconti di mia nonna, di quando erano “sfollati” in campagna, della bomba caduta vicino al pozzo e dell’americano nascosto nel fienile. Come dicevo, episodi che si ripetono in ogni guerra.
Ma il quartiere degli Arabi cos’è?
nel ventennio fascista venne raso al suolo un intero quartiere di Brescia per costruire piazza Vittoria, gli sfollati furono tutti stipati in questo quartiere detto degli arabi, la persona che mi ha fornito la testimonianza non sa perchè era chiamato in quel modo, ho fatto anche una ricerca in internet ma non ho trovato niente se non quello che già sapevo. Ciao Lucia