Qualcosa si è rotto, pensavo mentre mi chiudevo la porta alle spalle.
E il cielo era tutto uno splendore di luce, una luce intensa tra nuvole lievi.
E il biancore delle fronde del ciliegio accendeva lo struggimento della primavera e del rimpianto della primavera, quella passata, quella in cui era il mandorlo il primo a fiorire.
Sono scesa per i gradini in silenzio mentre le parole scivolavano lievi, tanto lievi da levitarsi e sollevarsi e staccarsi e svanire.
E quando il cancello col suo peso di ferro si è serrato alle mie spalle ho pensato che l’inverno è finito perché oltre la strada l’erba era di un verde intenso e la panchina muta accoglieva solo un passero sullo schienale.
Hanno tagliato le piante stamani mentre io non c’ero. Quelle in fondo che limitavano lo sguardo e facevano pensare a un bosco dentro cui rifugiarsi.
Hanno anche raso al suolo gli arbusti selvatici che riempivano tutto lo spazio.
Adesso che tutto è pulito e perfetto e ordinato mi viene in mente il palazzo che sta nascendo in fondo al cavalcavia: dritto, perfetto, ordinato nel suo salire verso il cielo.
Lo sguardo adesso è lineare non avendo più curve cui aggrapparsi.
E poi ho aperto l’anta per prendere l’insalatiera e il vassoio, quello grande, quello che avevo da vent’anni, si è schiantato in mille pezzi sul pavimento.
Li ho raccolti, uno a uno, e non mi sono tagliata.
Nessuna scheggia mi ha ferito.
E mentre chiudevo l’imposta credendo di lasciare fuori dalla casa la notte mi sono accorta di essere arrivata in ritardo: la notte era già entrata dentro la casa.
Qualcosa si è rotto
14 Marzo 2008 di luciamarchitto
anche tu dunque alle prese con i detriti. ciao
Lucia, carissima, a volte qualcosa si rompe davvero, dentro e fuori di noi… ho in mente quando un paio d’anno fa abbatterono diciannove alberi nel giardino della scuola dove lavoravo per far posto alla nuova palestra: credo che sia stato in quel momento che decisi di chiedere il trasferimento. Nel mio quartiere in questi giorni è tutto un fiorire di viole, ma sono spesso coperte da cartacce e cacche di cane. Chissà perchè non sappiamo apprezzare e riconoscere i dono che la vita ci regala, anche quando sembrano piccole cose!
Vita da boschetto ceduo o disastro ambientale?? Cmq i vuoti che ci attorniano sono sempre più vicini alla nostra incapacità di auto regolamentarci. La terra ha ragione a volere cacciarci!
Passo di qua per un breve saluto…e presto tornerò amica mia. Psiche mi ha abbandonata, ovvero la piattaforma bloggers ha deciso di smettere di funzionare.
Ti attendo nella mia nuova casa cara amica mia.
http://ireneleo.wordpress.com/
un abbraccio, forte!
Iry
un rifugio adesso lo dovrai trovare dentro te stessa
@calma: qualcosa ci accomuna!
@joolhan: penso che l’intenzione è stata quella di sistemare il boschetto soltanto hanno tagliato a mio parere e non solo mio ma anche dei vicini le piante che creavano una barriera con la città, adesso si vede il traffico e la ciminiera del termoutilizzatore. Ci hanno tolto in sostanza l’illusione di essere altrove. E poi mi dispiace per le piante erano grosse, erano belle.
@silvia: le fratture anche quando si sanano lasciano il segno chiamato callo osseo, un segno riconoscibile anche dopo la morte.
@ irene: provvederò a cambiare il link al tuo blog, è triste quando una casa si chiude, ben venga il nuovo però.
@ nonsisamai: hai ragione bisogna trovare un rifugio non si può stare esposti ai venti e alle tempeste per molto tempo nè si può sperare di uscirne indenni.
Un abbraccio e un grazie a tutti voi. Lucia
ma io questo lo avevo commentato…e non ricordo più cosa avevo detto. Forse che se il vassoio si era rotto era perché doveva lasciare il posto al nuovo che avanza, come il palazzo in fondo al cavalcavia
@ panirlipe: mah! misteri della rete, comunque hai ragione bisogna lasciare il posto al nuovo che avanza … però non sempre nuovo vuol dire bello o migliore del vecchio purtroppo. Ciao Lucia