Berta
Mi accosto alla finestra, scosto la tenda, la luce cade sul fuso, mi siedo, la posizione è perfetta, perfetta per ammirare il mio giardino cinto dal gelsomino e chiuso dal ferro battuto del cancello, oltre la strada.
Arriverà.
La posizione del fuso è perfetta, perfetta è la luce che cade sul filo.
Il melograno apre le fronde, accoglie il sole, il vento si infila tra le foglie e i frutti maturi, li scuote, le foglie tremolano, il frutto cade.
Cade, si spacca, si apre come una corolla, un filo rosso scivola sul pavimento di pietra bianca, semi lucidi mandano guizzi umidi sotto il sole.
Gianna corre sull’erba a piedi nudi, ha i capelli lunghi e sottili, sottile è il suo corpo, prima quando è venuta a darmi il bacio ho visto dietro la maglietta bianca premere due teneri bottoni.
Corre e gioca è ancora una bambina.
Crescerà.
Gianna
Soltanto poco fa, pochi minuti, non un mese o un anno, pochi minuti fa correvo, giocavo, non avevo idee, la vita era tutta lì racchiusa nel sole e nella terra, nella corsa.
Scivola tra le gambe un filo rosso di sangue, si ferma il cielo, le nuvole, il vento, si ferma il gioco e la corsa.![]()
Tra le mutande bianche un filo rosso guizza umido sotto il sole.
Maria
Sarà dietro la finestra ad aspettarmi, sono in ritardo, lo so e non è solo colpa di questa pancia che mi fa camminare come una papera e mi rallenta il passo.
Mi dirà, già lo so che mi dirà: “non hai ancora preparato la borsa, e non hai preparato la culla e non hai ….”
Mi dirà “..ma cosa aspetti ormai è quasi giunta l’ora, tra non molto lo taglierai quel filo che vi lega, lo dovrai tagliare!”
Un calcio mi fa sobbalzare mentre mi avvicino al cancello, un piccolo calcio, o un pugno, o un gomito che si punta, o un ginocchio … non so, tocco la protuberanza da sopra il vestito, l’accarezzo “aspetta – dico – aspetta ancora un po’, non sono ancora pronta a tagliare il filo!”
Gianna è seduta sul gradino, la chiamo, si alza, viene ad aprirmi, un altro calcio o pugno o cosa mi fa tirare la pelle della pancia cosicché non faccio in tempo a guardarla in viso che si è già girata e cammina davanti a me sul vialetto, per terra c’è un frutto di melograno aperto, un filo rosso si allunga sulla pietra bianca.
Faccio per salire le scale, mi piego in due per quel poco che mi è consentito, mi piego in due dal dolore, mi tengo la pancia “chiama la mamma! – dico a Gianna – chiama la mamma che è giunta l’ora!”
un filo rosso che unisce generazioni. La vita è matrilineare.
che tenerezza… e poi questi rimandi tra il melograno, il rivolo rosso, la vita che nasce ed il filo che unisce queste tre figure femminili.
Un bel quadretto,
@ Effe e Panirlipe: le tre donne che ho descritto rappresentano le tre parche, sono la Giovane, pura e rappresentazione del nuovo inizio; la Madre, generatrice della vita, disponibile e compassionevole; e la Vecchia Saggia, rappresentante il culmine della vita nella totale conoscenza ed esperienza. Questi aspetti rappresenterebbero il ciclo della vita: nascita, vita e morte, che si riproducono all’infinito in un cerchio continuo.
Il melograno rappresenta la fertilità. Ciao Lucia