Ci sono sere, come queste, che mi sento un naufrago.
Sperduto al mondo e a se stesso.
Così sfoglio vecchie carte, fotografie anche.
Trovo questa lettera. Non è un caso. Mi dico. Anche se per caso l’ho ritrovata.
Ci pensavo da qualche giorno a Lorenzo.
Da quando sul blog collettivo “La poesia e lo Spirito” è stato messo un post di Alessandro Seri da titolo: Lettera ai poeti e io ho commentato con un monologo, il monologo relativo alla testimonianza di Lorenzo Pinto, fratello di Luigi morto a causa delle ferite riportate nella strage di Piazza della Loggia a Brescia.
Lorenzo scrisse questa lettera perché impossibilitato a venire ad assistere alla piéce teatrale sulla strage di piazza loggia che si doveva tenere in un auditorium di una scuola media di Brescia.
Questa è la lettera che scrisse a tutti noi di SOS Auserteatro di Botticino:
“Carissimi, mi dispiace non essere qui con Voi. Purtroppo inderogabili impegni di lavoro mi costringono a non condividere quest’esperienza. Manlio vi leggerà queste righe, non è molto, ma sono davvero percepite nel più profondo del mio animo e così questa sera io mi sentirò meno solo.
Perché vedete, la strage, anche se ora ha i capelli bianchi, non è mai andata via, la portiamo dentro, giorno dopo giorno, sera dopo sera, e anche se le foto sono ingiallite, anche se le emozioni sono lì e durano un attimo, la solitudine è duratura.
Per quanto tutto sia cambiato intorno a noi, tutto si muove, non siamo mai uguali a quelli che eravamo un attimo prima, ma la solitudine della strage è irremovibile.
Nei monologhi di Lucia, che molto saggiamente definisce “ di aver chiesto in prestito le parole che ci avevano rubato ” traspare questa sensazione di chi racconta che il dolore è ancora lì, avvolto dal tempo che non passa, come fosse avvolto da una lentezza di chi non vuol lasciare.
Ho conosciuto Lucia Marchitto in piazza della Loggia, qualche tempo fa. Abbiamo parlato di quei giorni, delle sensazioni. Lucia ha tradotto in modo ineccepibile in “ Fotografie in bianco e nero “ ciò che la mia memoria aveva parzialmente seppellito. Ringrazio Lucia per la sua generosità culturale che scaturisce da una profonda sensibilità.
Perché penso che solo attraverso la cultura, indipendentemente dall’esperienza personale, la cultura che oggi voi proponete, attraverso il dialogo, la storia, la storia della strage, la storia dei monologhi, diventano luoghi dove è possibile il confronto razionale anche tra diverse visioni.
Noi, gente comune, colpiti da questo lutto, siamo privi d’armi letali, abbiamo però il compito di combattere un’infinita battaglia per il progresso del sapere e della compassione umana.
Non sono tanto ingenuo da dimenticare che il sapere non porterà automaticamente pace e pietà, perché è accaduto che nella storia che individui che amavano Brahms o Goethe siano stati capaci di organizzare campi di sterminio. Ma in grande percentuale il progresso del sapere può ancora produrre, deve produrre, dei risultati e per raggiungere questi obiettivi noi tutti dobbiamo continuare la nostra missione, anche se intorno c’è una parte dell’Italia volgare, sbruffona, superficiale.
Ciò che non erano Alberto, Clem, Livia, Luigi, Giulietta, Vittorio, Euplo, Bartolomeo.
La ragione che teneva uniti i caduti di Piazza della Loggia era l’uguaglianza. L’uguaglianza che rende possibile la diversità. Chi colloca tritolo nelle piazze, sui treni, nelle stazioni, non accetta la diversità e cioè ciò che rende possibile ad ognuno di valere proprio come persona.
Se la parte di umanità oggi dominante tornasse allo stato di natura con tutte le sue protesi moderne farebbe dell’uccisione e della soggezione di sé e dell’altro la regola e la leva della storia.
Noi oggi, nel nostro piccolo, abbiamo abolito ogni contiguità con questo versante inconciliabile.
“ Abbiamo chiesto in prestito le parole che ci avevano rubato “ è un momento di lucida riflessione. E’ un momento di poesia. Vi abbraccio tutti Lorenzo Pinto 2 dicembre ’04 ”
A volte i pensieri ci avvicinano alla riva.