Alzheimer
7 Gennaio 2008 di luciamarchitto

Nella mia via, proprio di fronte a casa mia, abitava Mamma Cia. Portava sempre il costume calitrano ed era l’unica donna di tutta la via che la mattina restava a casa, questo semplicemente perché era molto vecchia. Mia madre e le altre madri della via ci affidavano, si fa per dire, a lei, le dicevano prima di andare in campagna:“dai un occhio ai bambini”. Non rispondeva mai di no. E l’occhio ce lo dava perché si metteva seduta sui gradini della casa quella che divideva in due via Cipresso. Ma non ci diceva mai niente. Ci guardava e basta. Ma questo solo d’estate. D’inverno stava sempre appiccicata al camino, il fuoco era sempre minuscolo, a volte faceva solo fumo e basta. Io pensavo che a lei non serviva perché aveva quell’enorme gonna che sicuramente era caldissima e mi chiedevo come facesse d’estate a sopportarla. Non aveva l’acqua in casa perciò veniva a prendere l’acqua a secchiate a casa mia e riempiva a ‘srola’, un’enorme giara di terracotta. La sua casa, come le nostre, era sempre aperta. Io d’estate mi infilavo in casa sua, appena dietro la porta c’era questa enorme giara, prendevo il mestolo, lo infilavo, tiravo su l’acqua e bevevo. Aveva un sapore di pozzo quell’acqua e mi piaceva tanto. Lei non mi sentiva perché spesso si appisolava sulla sedia. Ma anche quando mi sentiva o mi vedeva non diceva niente. Un giorno partì per l’America. Andò da suo figlio. Non lo vedeva da tanti anni. Ci rimase un anno. Quando tornò non aveva più u pzzill (il costume calitrano) e quando le chiedevamo dell’America, cosa aveva fatto o visto lei diceva “lì c’è la tele f liscn, stanno tutti sempre davanti alla tele f liscn” e io pensavo che fosse uno strano paese l’America, un paese dove sulla televisione facevano fare la fuliggine e poi le guardavano e basta. Sì perché in calitrano f liscn vuol dire fuliggine. Poco dopo il ritorno dall’America Mamma Cia si ammalò. Non camminava più, non riconosceva i figli, neanche se stessa credo, e viveva in un mondo tutto suo, un mondo pieno di paura. Urlava spesso. Vedeva cose che noi non vedevamo. Come i serpenti o altri animali di cui aveva il terrore, il terrore le si disegnava sulla faccia e le urla erano raccapriccianti. Aveva la malattia dei vecchi. Dicevano.Mi faceva molta paura la sua malattia tanto che smisi di andare a rubare l’acqua. Ultimamente mi capita spesso di pensare a lei. La vedo sempre seduta dietro i vetri del balcone mentre con le mani scaccia qualcosa e urla. Chiusa nel suo mondo non vede altro che le sue paure. E la penso spesso perché mi pare un’immagine tanto adatta a descrivere le persone, gli uomini e le donne, che oggi siamo diventati. Mi fa paura l’Alzheimer. Per esorcizzare la paura ma anche per farne metafora del nostro tempo iniziai qualche tempo fa a scrivere una serie di racconti dove il protagonista perde la memoria delle cose, del linguaggio, dei numeri, di se stesso; restando privo di identità si perde in una nebbia molto spessa, grassa e bianca. Ne ho scritto quattro di racconti. Non ho ancora finito. Non so dove mi porterà questo lavoro. Intanto leggo qualsiasi articolo o libro che parla della malattia. Per questo motivo a Natale ho comprato il libro “Lo sconosciuto” di Nicola Gardini edito da Sironi. Gardini parla di suo padre. Di come l’Alzheimer lo ho isolato dal mondo. E’ un libro molto intenso, a volte velato di una leggera ironia, nel leggerlo mi sembrava di entrare nelle pieghe dei pensieri, di entrare nello spaventoso buco nero dove il padre è sparito. Passando davanti allo specchio e non riconoscendosi un giorno suo padre disse: “Che hai da guardare, stronzo?”.
Spesso la mattina quando sono in mezzo al traffico e non sono pronta a scattare quando il semaforo diventa verde perchéintenta a guardare il cielo che ancora mi inonda d’azzurro, sulle facce leggo la domanda “Che hai da guardare, S.?” seguito da suoni di clacson e segnacci, e penso che la nebbia ci sta inghiottendo, che l’Alzheimer è la malattia di questo secolo, per questo scrivo: per non dimenticare me stessa, il cielo azzurro, gli altri che pure ci sono.
Pubblicato in memoria | 3 Commenti
Lascia un commento
Salve, questo è un commento.
Per cancellare un commento, autenticatevi e visualizzate i commenti di un articolo, avrete a questo punto la possibilità di modificarli o cancellarli.
[...] Per esorcizzarla scrivo questo racconto che, per forza di cose, si inserisce nella raccolta: “Nebbia” altri racconti sono qui , qui qui [...]
Le consiglio il libro
Papà mi portava in bicicletta
un capolavoro!
lo trova nelle librerie on line come IBS