Circa dieci anni fa feci un corso di scrittura per corrispondenza con la rivista Storie. Uno degli esercizi era sul giallo, la traccia era pressappoco questa: “Scrivere un racconto giallo ambientato a Vienna nella zona del Prater. La vittima si chiama Ilde Gross. Elementi essenziali da tener presente: un biglietto ferroviario Milano- Vienna e un album con fotografie di bambini“.
E’ sera inoltrata, fa freddo, il Danubio senza blu ha un aspetto minaccioso, nero e ringhioso, stende un’ombra di paura lungo la strada del Prater. Ilde Gros cammina veloce. Ha fatto tardi per colpa di Franz. Adesso ha addosso un’ansia, nera ansia, che si riflette nell’oscurità del Danubio. Sente un fruscio, si guarda intorno, non vede nessuno. Allunga il passo.
Un urlo, si allunga come un’ombra nel Prater, rimbalza e sparisce nel gorgoglio delle acque. Franz si alza di scatto “Non ha sentito un urlo?” chiede al ragazzo della birreria “Vai a casa Franz, per stasera hai già bevuto abbastanza!” “L’ho sentito, ti dico che l’ho sentito!” Esce traballando nella sera Franz, cade per terra, qualcuno l’ha spinto, si rialza a fatica, dopo aver fatto pochi passi urla: “Ilde, mio Dio! Ildeeee!!!” Si abbassa, la scuote, “Ilde, Ilde, Mio Dio, cosa ti hanno fatto!” e con mano tremante sfila il coltello inginocchiandosi al suo fianco.
Quando arriva l’ispettore Kappa seguito dal suo assistente Joseph Rathaus il corpo di Ilde Gros giace per terra con gli occhi sbarrati. La paura è volata via attraverso gli occhi aperti, si è sollevata sopra il Prater ed è sparita. Continua a leggere
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